FAMILY DAY PER UN’ITALIA FARO DI CIVILTA’

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Un cielo terso e un clima invernale insolitamente mite hanno accolto ieri il popolo del Family day, la grande manifestazione indetta dal comitato “Difendiamo i nostri figli” per contestare pacificamente contro il ddl Cirinnà ora all’esame in Senato. Il testo di legge in sostanza crea un nuovo istituto per coppie dello stesso sesso, equiparando le unioni gay al matrimonio introducendole direttamente nel codice civile. Inoltre, il ddl estende alle unioni civili la cosiddetta “stepchild adoption”, ossia l’adozione del bambino che vive in una coppia dello stesso sesso il figlio biologico di uno dei due, favorendo indirettamente la pratica dell’utero in affitto.

Numerosi gli interventi in programma al Circo Massimo divenuto inconsapevole protagonista di una festa allegra ma senza “nemici” da attaccare, colorata da migliaia di palloncini rosa e celeste. Alle 12,00 – due ore e mezzo prima dell’inizio ufficiale dell’evento – il Circo (che ha una capienza di circa 300mila persone) era già colmo di gente: famiglie con bambini ma anche nonni, singoli e gruppi di ragazzi che con striscioni e bandiere hanno voluto esprimere il loro appoggio alla famiglia naturale e la loro contrarietà al ddl rinominato per l’occasione “Ciri-NO”. In fondo, ad accoglierli, è stato allestito il palco su cui è stato issato uno striscione blu con la scritta “Family Day. In difesa della famiglia e dei bambini”.

Alle 12,30 il neurochirurgo romano Massimo Gandolfini, classe ’51 e portavoce del comitato organizzatore, si è recato al Viminale per incontrare il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il neo ministro per gli Affari regionali Enrico Costa con delega alla Famiglia. Contemporaneamente, dal Pd a dettare la linea del premier Matteo Renzi è stato incaricato il vicesegretario Lorenzo Guerini che ha detto: “noi ascoltiamo le piazze e ascolteremo anche le ragioni di quella di oggi, ma sulla legge per le unioni civili non si torna indietro”.

Alle 12,45 la deputata di Area Popolare, ex Pidiessina Paola Binetti ha affermato: “Il Circo Massimo è già pieno: mancano due ore e il mezzo milione di partecipanti è già assicurato”. La psichiatra romana è convinta che il governo abbia dei dubbi sul ddl Cirinnà e che sul tema delle adozioni possa esserci una marcia indietro. Ma, soprattutto torna a chiedere con forza misure a sostegno della famiglia. “Ap chiederà con urgenza la calendarizzazione del Family Act presentato a luglio scorso”. Alle 14,00 gli organizzatori fanno sapere che i partecipanti sono “un milione”.

Alle 14,30 il Family Day prende il via. Sul palco l’organizzatore esordisce con una nota di giubilo per la grande affluenza: “Siete più di quelli che pensavamo – assicura – Sono passati 7 mesi dalla piazza del 20 giugno e siamo ulteriormente cresciuti”. “Nella tradizione della cultura ebraica quando un evento si ripete per tre volte diventa una consuetudine” ha aggiunto, auspicando che la manifestazione in difesa della famiglia diventi un appuntamento fisso. Dopo aver ringraziato le Regioni Veneto, Liguria e Lombardia per la presenza del Gonfalone, il medico neocatecumenale ha fatto una sorta di appello alle regioni. “La famiglia non può essere l’istituto ultimo e negletto quando in realtà è quella che tiene insieme la società italiana”. Dal palco ha ribadito che il ddl Cirinnà “deve essere fermato. Pensare di ristrutturare questa legge in qualche sua parte è sbagliato”.

Secondo il portavoce del Family Day in materia di diritti sulle unioni civili, l’Italia non è fanalino di coda in Europa, come sostenuto da molti, ma “un faro” e un “apripista perché si mantenga la civiltà e il rispetto dei bambino che vuol dire vivere con un padre e una madre”. “Una legge sulle unioni civili – ha quindi concluso Gandolfini – dovrebbe semplicemente fare un copia e incolla tra i diritti civili che già esistono. Speriamo che il premier Renzi tenga conto di questa piazza, tutti dovrebbero farlo”.

Alle 14,45 intervengono sul palco gli altri membri del comitato “Difendiamo i nostri figli”. Il primo a salire è Mario Adinolfi che ha ringraziato i manifestanti, “una piazza così non si è mai vista”. Poi l’affondo sul premier, invitandolo a tornare sui suoi passi: “Renzi ci ricorderemo: nel 2007 insieme a lui ho condiviso questa stessa piazza – ha detto Adinolfi -. Il ddl Cirinnà vuole attaccare il cartellino del prezzo accanto al nome dei nostri figli”. Gianfranco Amato, presidente dei giuristi per la vita, ha invece messo l’accento sul no all’utero in affitto: “Siamo qui a dimostrare un’ovvietà, che non si può mercificare in corpo di una donna”. Dure critiche anche da Toni Grandi, presidente di Pro Vita onlus che ha parlato “dell’industria dell’utero in affitto che frutta decine di miliardi di dollari”.

Alle 15,00 Gandolfini interrompe gli interventi per fornire il nuovo dato sulle presenze al Circo Massimo. “Siamo due milioni” dice il promotore ringraziando i partecipanti arrivati da tutta Italia. Sul palco sono poi intervenuti altri esponenti del comitato Difendiamo i nostri figli: tra gli altri, Giusy D’Amico dell’associazione Non si tocca la famiglia, Emauele Di Leo, Nicola Di Matteo, Paolo Maria Floris e Costanza Miriano che hanno parlato di una scommessa vinta e hanno invitato la politica ad ascoltare le richieste della gente, a non “toccare la famiglia” ma anzi a difenderla.

Poco dopo, alle 15,30, è stato trasmesso un video in cui si denuncia lo schiavismo a cui sono sottoposte le donne per l’illecita pratica dell’utero in affitto. E’ poi intervenuta Jennifer Lall presidente centro bioetico e culturale americano denunciando come la California sia la patria dell’utero in affitto e di come non ci siano dati certi su questa pratica. “La maternità surrogata tratta i bambini come prodotti da vendere e da compare, di cui disfarsi quando non servono più” spiega l’attivista.

Alle 16.15, in conclusione della manifestazione, Gandolfini torna sul palco e punta il dito contro il testo di legge: “Questa è una legge distruttiva avverte – bisogna stare molto attenti. Le ricadute saranno culturali e colpiranno i nostri figli. Il regolamento dei canili – spiega – vieta di separare i cuccioli dalla madre prima dei 60 giorni; invece per l’utero della donna, secondo il ddl Cirinnà, si può fare…”. Bocciato anche il tentativo di equiparare la famiglia naturale con altri tipi di unioni ma soprattutto viene definita “inaccettabile” l’adozione mascherata da affido: “Viene messa in discussione la verità stessa dell’uomo, la sua natura”.

Alle 16,30 si conclude la manifestazione descritta da L’Osservatore Romano come una “Partecipazione ampia e trasversale, espressione di tutte le anime della società italiana”. Gandolfini si scaglia in chiusura contro quanti vorrebbero “rottamare” la famiglia tradizionale: “La piazza è l’unico modo civile e onesto, per noi che non abbiamo lobby potenti, per mostrare qual è il sentire comune”. “L’uomo e la donna formano il matrimonio, le altre sono alchimie” ha rimarcato il medico a conclusione dell’evento.

Non solo cattolici, ma anche tanti laici e esponenti di altre religioni hanno appoggiato l’evento. Alle 16,40 è intervenuto il rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni, il quale ha inviato una lettera al Family Day sottolineando di non essere presente solo perché la manifestazione coincide con lo shabbat. “Non si possono strumentalizzare i bambini per nuove ideologie. Come dice Papa Francesco, i bambini non sono animali da esperimento”, ha rimarcato il rabbino.

Il Family day ha visto un popolo variegato e unito nel difendere la famiglia così come sostenuta dalla stessa costituzione italiana. Ma l’evento, anche dopo l’inevitabile guerra di cifre che si scatenerà in queste ore sul reale numero dei partecipanti, non deve fermarsi qui, come se fosse stato raggiunto un traguardo. Il Family day deve invece rappresentare il primo passo verso una consapevolezza ampiamente condivisa secondo cui distruggere la famiglia, principale cardine della società, equivarrebbe ad annientare l’umanità stessa.

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