VIETNAM, A SETTEMBRE L’INAUGURAZIONE DI UN NUOVO ISTITUTO TEOLOGICO Il governo comunista del Paese ha ostacolato le iniziative della Chiesa nel settore dell'educazione

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Inizieranno a metà settembre le prime lezioni del corso di laurea in teologia del nuovo Istituto Cattolico Vietnamita, in fase di ultimazione nel distretto numero 3 di Ho Chi Minh City, al numero 72/12 di via Trân Quôc Toan. Come riferisce l’Eglises d’Asie (EdA), in questi giorni la Commissione Episcopale per l’Istruzione ha annunciato anche l’apertura di un concorso per l’ammissione all’ateneo. Quelli che supereranno la prova potranno seguire un programma di studi specifico, che si concluderà con il diploma di laurea in teologia nei suoi due indirizzi: biblica e dogmatica.

Già a partire dal primo anno, saranno organizzati corsi in tutte le materie previste per accedere all’esame e conseguire la licenza, previo superamento della prova. La valutazione finale stabilirà le conoscenze acquisite dagli studenti e permetterà poi di accedere a uno dei due rami della disciplina. Il termine ultimo per l’iscrizione al test di ammissione è fissato al 5 luglio prossimo. La commissione ha fissato i requisiti necessari per candidarsi al corso, fra questi la lettera di presentazione di un vescovo o del superiore generale della Congregazione di riferimento, la licenza in teologia o aver seguito filosofia e teologia nel contesto di una formazione in un Seminario maggiore o un istituto religioso.

I lavori di preparazione che porteranno all’apertura si stanno svolgendo in modo regolare, come annunciato mesi fa da mons. Paul Bui Van Doc, presidente della Conferenza Episcopale Vietnamita. Dal via libera ufficiale giunto nell’agosto scorso, basterà aspettare pochi mesi per l’inizio delle prime lezioni. Un elemento positivo nel contesto di una politica comunista in genere reticente di fronte alle iniziative della Chiesa nel campo dell’educazione, anche se essa non rappresenta del tutto una novità nella storia del Vietnam.

In passato il Vietnam poteva vantare un Collegio Pontificio e altri istituti di alto livello, requisiti dalle autorità comuniste negli anni 70 e, in particolare, all’indomani della caduta di Saigon e della riunificazione del Paese sotto il governo di Hanoi nel 1975. Fra le università costrette a interrompere i corsi vi erano l’ateneo di Saigon e quello di Dalat, situate nel sud del Paese. L’ex Collegio di Dalat è al centro di una controversia con le autorità governative e, ancora oggi, non è possibile sapere se la struttura verrà restituita ai cattolici.

Oggi in Vietnam, a fronte di una popolazione di circa 87 milioni di persone, i buddisti sono il 48%; i cattolici poco più del 7%, seguiti dai sincretisti al 5,6%, e da un 20% circa che si dichiara ateo. Pur essendo una minoranza, la comunità cristiana è attiva nei settori dell’educazione, sanità e sociale. Tuttavia, la libertà religiosa è in costante diminuzione: l’introduzione del Decreto 92 ha imposto restrizioni alla pratica del culto, che è sempre più vincolata ai dettami e alle direttive del governo e del Partito unico comunista.

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