UDIENZA GIUBILARE, FRANCESCO: “LA MISERICORDIA CI FA MISSIONARI” In piazza San Pietro la prima catechesi del sabato per l'Anno Santo

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papa francesco

Sotto un cielo velato dalle nuvole, in piazza San Pietro, si è svolta la prima udienza giubilare di Papa Francesco. Prima dell’incontro, il Papa ha percorso più volte con la papamobile la piazza per salutare i pellegrini presenti che affollavano il sagrato della basilica vaticana. “La misericordia che riceviamo dal Padre non ci è data come una consolazione privata ma ci rende strumenti perché anche altri possano ricevere lo stesso dono”. Sono state le parole del Pontefice durante la catechesi nel corso dell’udienza straordinaria per l’Anno Santo. “Con questo incontro – ha detto il Papa – entriamo nel vivo del Giubileo. Gesù ci viene incontro nonostante le nostre mancanze e le nostre contraddizioni: non stanchiamoci di sentire il bisogno del suo perdono perché quando siamo deboli la sua vicinanza ci rende forti”.

Ha dunque ricordato lo “stretto legame tra misericordia e la missione”, facendo sue le parole di Papa Wojtyla, oggi santo: “La Chiesa vive una vita autentica quando professa a proclama la misericordia e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia. Quando riceviamo una bella notizia o viviamo una bella esperienza – ha continuato Bergoglio – è naturale che sentiamo l’esigenza di parteciparla agli altri, di estendere la gioia agli altri, la gioia ci spinge a comunicarla. E dovrebbe essere la stessa cosa quando incontriamo il Signore”.

Il segno concreto dell’incontro con Cristo “è la gioia che proviamo nel comunicarlo agli altri, e questo non è fare proselitismo” ha specificato il Pontefice facendo il gesto del “no” con il dito. “È invece fare un dono: ti do quello che mi dà gioia. Questa è stata l’esperienza dei primi discepoli: dopo il primo incontro con Gesù Andrea corse subito a dirlo a Pietro. Incontrare Gesù equivale a incontrarsi con il suo amore, questo amore ci trasforma e ci rende capaci di trasmettere ad altri la forza che ci dona”. Dal giorno del nostro battesimo “viene dato a ciascuno di noi un nuovo nome in aggiunta a quello che ci danno mamma e papà, e questo nome è ‘Cristoforo’, tutti siamo ‘cristofori’, cioè portatori di Cristo. È il nome del nostro atteggiamento, di portatori della gioia di Cristo, della misericordia di Cristo”.

“Per questo – ha concluso Bergoglio – la misericordia che riceviamo dal Padre non ci è data come una consolazione privata ma ci rende strumenti perché anche altri possano ricevere lo stesso dono. Vivere di misericordia ci rende missionari della misericordia. Dunque prendiamo sul serio il nostro esser cristiani e impegniamoci a vivere da credenti perché solo così il Vangelo può toccare il cuore delle persone”.

Al termine dell’udienza, il Pontefice ha parlato della morte di una dipendente che lavorava nella casa Santa Marta, invitando i fedeli a pregare per la sua anima e a compiere due gesti di misericordia: “Il Papa abita qui vicino, nella Casa Santa Marta, una casa grande dove vivono una quarantina di sacerdoti e vescovi e dove si trovano anche ospiti di passaggio che vengono a Roma. C’è un gruppo di uomini e donne che portano avanti i lavori, nelle pulizie, la cucina, la sala da pranzo e questo gruppo di uomini e donne fa parte della nostra famiglia. Oggi il Papa è un po’ triste perché ieri, dopo una lunga malattia è mancata una signora che da anni lavorava qui. Su chiamava Elvira. Il Signore l’ha chiamata a sé. Vi invito a fare due opere di misericordia: pregare per i defunti e consolare gli afflitti. Preghiamo per lei e chiediamo la consolazione per suo marito e i suoi figli”.

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