ACCUSATO DI AVER PRESO TANGENTI, SI DIMETTE IL MINISTRO DELLE FINANZE GIAPPONESE L'uomo è finito al centro di uno scandalo in seguito alle indiscrezioni riportate da alcuni media

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Uno scandalo di presunto tangenti ha costretto alle dimissioni il ministro delle politiche economiche e fiscali giapponese, Akira Amari. Alcuni indiscrezioni riportate dalla stampa lo accusano di aver intascato bustarelle da una società di costruzioni per circa 12 milioni di yen ( più o meno 92.500 euro). Il ministro, dopo aver deciso di assumersene la responsabilità, ha annunciato le sue dimissioni durante una conferenza stampa trasmessa in tv. Inoltre Amari ha negato di aver preso tangenti per sé, ma ha riconosciuto di aver ricevuto contributi da una società di costruzioni e sarebbe soprattutto colpa del suo segretario – anche lui dimissionario – per non averli registrati in modo appropriato, ossia come donazioni politiche.

Le dimissioni di Amari hanno sollevato un grande scandalo perché non si tratta di un ministro qualsiasi, ma l’uomo chiave della cosiddetta “Abenomics”, ossia la strategia di crescita del governo Abe, basata su ingenti stimoli forniti dalla banca centrale, nonché del responsabile diretto dei negoziati per il Trans Pacific Agreement, cioè l’accordo per il libero scambio con gli usa e le altre economie dell’area.

Durante un’interrogazione parlamentare Amari aveva detto di non ricordare chiaramente i dettagli degli incontri nel suo ufficio con la società in questione, ma secondo Bunshun nel novembre 2013 un dipendente della società ha incontrato il ministro nel suo ufficio e gli ha dato una busta contenente 500 mila yen in contanti oltre a un costoso dolce giapponese chiamato ‘yokan’. Da parte sua, Amari ha affermato di non sapere cosa ci fosse nella busta, limitandosi a dire che era “molto pesante”.

L’ultimo caso di corruzione che coinvolge direttamente uno dei ministri del governo Abe risale al settembre del 2015: Il ministro per l’educazione e lo sport, Hakubun Shimomura – uno dei fedelissimi di Shinzo – si è dimesso dopo l’abbandono – per costi eccessivi – da parte del governo del progetto originario del nuovo stadio nazionale firmato dalla star Zaha Hadid, su cui lo stesso ministro avrebbe dovuto sorvegliare.

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