Onora tuo figlio e tua figlia

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L’esperienza che come apg23 abbiamo nei 35 paesi nei 5 continenti per cui in culture e religioni diverse  (Asia, America latina, Africa, Australia, Cina, Europa dell’Est, induista, buddista, musulmana, cristiana), evidenzia come il naturale luogo di crescita di ogni persona sia la famiglia naturale tra un uomo e una donna e se mai quando ci sono difficoltà dovute a lutti, malattie è la famiglia parentale allargata con nonni, zii e zie che si prende cura delle persone ma non le unioni omosessuali, la pederastia era già accreditata nell’antica Grecia con istanza pedagogica, ma non ha preso corso, anzi il genere umano si è propagato
Nel nostro secolo hanno provato a sostituire la famiglia in Israele, in Russia, ma hanno fatto marcia indietro vedendo gli effetti disastrosi di questi esperimenti: giovani violenti, demotivati, affettivamente instabili, asociali, incapaci di mantenere impegni lavorativi. Noi lo vediamo bene ad Astrkan, Volgograd, Elista in Russia.

Il bambino ha bisogno per una sufficiente crescita psico-affettiva armonica che tenga conto delle turbolenze emotive della adolescenza, delle figure stabili, personalizzata e continuativa di un padre ed una madre.
Nei miei studi di sessuologia clinica dove venivano presentati i vari tipi di unione, quella omosessuale o omo affettiva era quella che prevedeva il maggior numero di partner con un cambio molto frequente.
Questo certamente vale anche per le coppie eterosessuali infatti noi abbiamo esperienza nelle nostre comunità terapeutiche o in quelli che sono in carcere che una delle cause dei loro disagi di dipendenze o di vita sbandata è stata quella di non essere mai stati sulle ginocchia di un papà e di una mamma.
Nei primi anni di vita di un bambino è fondamentale come l’aria e come l’acqua la figura materna. Questo va a sfatare il mito di avere due padri. Lo spieghiamo e documentiamo.

Uno studio fatto dallo Spitz su 90 bambini istituzionalizzati, cioè senza la possibilità di avere le necessarie cure materne e soprattutto di vivere quella relazione madre-bambino insostituibile per un sano sviluppo psicofisico, metteva in evidenza le gravi carenze a cui questi bambini andavano incontro: alcuni di loro si lasciavano morire o si chiudevano in una dimensione autistica. Cioè Spitz e Bowlby hanno mostrato come le esperienze emotive e affettive della primissima infanzia fondino e preparino la costruzione del sé maturo ed equilibrato. Al contrario la deprivazione e la trascuratezza nelle prime fasi della vita comportino traumi profondi nella persona, tracce di sofferenza indelebili che durano tutta la vita.

Un altro studio fatto da Silvia Bonino del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, metteva in evidenza come i minori inseriti in contesti non familiari, avevano risultati decisamente inferiori nel campo cognitivo, affettivo, emozionale rispetto a bambini della stessa età (da 0 a 14 mesi) inseriti in normali ambiti famigliari.

La sofferenza relazionale che a volte sfocia nell’età adulta nella tendenza antisociale va prevenuta e come scrive Bettelheim nel Genitore quasi perfetto “ chi ha ricevuto una giusta cura genitoriale ( padre e madre ) ed educazione possiede una vita interiore ricca e gratificante, che lo fa sentire soddisfatto di sé, qualunque cosa gli accada nella vita”. Pensate che sempre lo Spitz in un suo studio sullo sviluppo psico-affettivo di due gruppi di bambini riscontrava nel primo composto da figli di madre delinquenti in carcere che si occupavano direttamente dei figli una qualità maggiore del secondo gruppo di bambini che ricevevano cure igieniche ed alimentari eccellenti, ma prive di rapporti individuali materni.

Educare in famiglia significa risvegliare il concetto di Resilienza coniato dallo psichiatra e psicoanalista Boris Cyrulnik e mutuato dalla fisica, dove indica la capacità di un materiale di resistere, ad urti improvvisi senza spezzarsi. Egli ha concepito il concetto di resilienza dopo avere passato tutta la vita a capire come i bimbi traumatizzati superino le violenze subite, diventando adulti felici. La resilienza psicologica è la capacità di fare fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, e di riorganizzare la propria vita dinanzi alle difficoltà. Essere resilienti è più che resistere, è trasformare la sofferenza in forza, la vulnerabilità in capacità. Educare alla resilienza richiede la capacità di costruire reti solidali che favoriscano il potenziamento di fattori familiari ed ambientali necessari per svilupparla.

 

 

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