GIORNATA DELLA MEMORIA: IL MONDO RICORDA LO STERMINIO DEGLI EBREI Una conversazione con Lisa Palmieri Billig per comprendere meglio il significato e il valore della ricorrenza del 27 gennaio

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“Il lavoro rende liberi”. Era questa era la scritta sui cancelli di ingresso del campo di concentramento di Auschwitz, che il Terzo Reich aveva creato per la detenzione degli ebrei, ma anche di avversari politici, rom, omosessuali, disabili. Per l’uscita, invece, c’era una sola possibilità, come spiegava ai deportati il direttore del campo di sterminio, Karl Fritzsch: “Da qui non c’è altra via d’uscita che il camino del crematoio. Se a qualcuno non piace, può andare subito contro il filo spinato”.

Furono oltre 5milioni, gli ebrei uccisi nel genocidio operato dei nazisti, ma furono oltre 14milioni le persone eliminate.

Dal 2001, l’Italia commemora la liberazione di Auschwitz da parte delle truppe russe – avvenuta il 27 gennaio del 1945 – e, dal 2005, una risoluzione delle Nazioni Unite ha dichiarato che, in questa data, la Giornata della Memoria sia celebrata in tutto il mondo, per ricordare la Shoah, l’Olocausto, la “soluzione finale” del popolo ebraico.

Cosa vuol dire “ricordare”, oggi? Cosa rispondere a chi pensa che sia inutile, dopo tanto tempo? Ne abbiamo parlato con Lisa Palmieri Billig, rappresentante italiana presso la Santa Sede dell’American Jewish Committee (Ajc), co-fondatrice e vicepresidente della World Conference on Religion and Peace, fondatrice e prima presidente dell’Amicizia ebraico-cristiana di Roma, nonché giornalista del “The Jerusalem Post”.

Cosa significa “memoria”?

“La memoria è qualcosa che va indietro di anni, se non di secoli. È uno strumento che dovremmo utilizzare per fare tesoro di quello che è accaduto in passato, per agire meglio nel futuro. E questo è un discorso che vale sia per gli ebrei sia per i cristiani, i cattolici. Una volta, Papa Giovanni Paolo II mi disse che la Shoah è stata il peggiore trauma del secolo e che bisogna lavorare insieme per impedire che accada di nuovo. La memoria serve come prevenzione”.

A che punto è il dialogo tra ebrei e cristiani, anche alla luce della recente visita di Papa Francesco alla Sinagoga di Roma?

“Credo che il dialogo non sia mai stato così avanti e proficuo. Ebrei e cristiani dovrebbero collaborare per combattere le forze distruttive, come il fondamentalismo, i radicalismi, l’antisemitismo, le persecuzioni. A tal fine, quello che davvero fa la differenza è l’educazione. Bisogna far conoscere ai giovani la storia, bisogna far sapere loro quali sono i valori in comune tra le nostre fedi, perché ce ne sono tantissimi. Lo stesso Papa Francesco ha detto che nessun cristiano dovrebbe essere antisemita e che l’antisionismo è pericolosissimo perché porta inevitabilmente all’odio verso l’ebraismo, soprattutto per coloro che non hanno una conoscenza storica adeguata”.

Cosa dovrebbe insegnarci la Shoah, oggi che possiamo dire di vivere in un mondo democratico e civile?

“La Shoah è stato il culmine della capacità del male, il male assoluto. Ma oggi ci sono altre minacce pericolosissime e la cattiveria si presenta sotto un’altra veste. C’è un vero e proprio condizionamento della mente umana, e i nostri valori, etici e morali, vengono soffocati da un indottrinamento molto pericoloso. La Shoah, quindi, dovrebbe insegnarci a stare in guardia, anche perché ci sono i segni di un rinnovato antisemitismo. La maggior parte degli attentati terroristici hanno, direttamente o indirettamente, come obiettivo gli ebrei. Non è un caso che molti ebrei, oggi, abbiano deciso di andare via dall’Europa. Questo purtroppo non è un buon segno, vuol dire che la nostra democrazia ha smesso di funzionare ed è stata sconfitta”.

Che rapporto c’è, secondo Lei, tra memoria e misericordia?

“La misericordia è senza dubbio compagna della giustizia, e la religione ebraica si fonda sulla giustizia. Le due cose da sole non funzionano, devono sempre essere unite. La memoria è un atto di giustizia”.

In occasione della Giornata della Memoria il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato che “Auschwitz, con i suoi reticolati, le camere a gas, le baracche, i forni crematori non ci abbandona. Al contrario, ci interpella costantemente, ci costringe ogni volta a tornare sul ciglio dell’abisso e a guardarvi dentro, con gli occhi e la mente pieni di dolore e di rivolta morale”.

I campi di sterminio, ha proseguito il capo dello Stato, ci ricordano “il folle progetto messo in atto con feroce determinazione dai nazisti. Il progetto di sterminare gli ebrei e di cancellare dal nostro continente ogni traccia della loro presenza. In questo stesso giorno ricordiamo anche la vergogna delle leggi razziali, volute dal fascismo in Italia nel 1938″.

Anche oggi, ha concluso, non si possono sottovalutare le “teorie aberranti, odio e fanatismo spargono sangue innocente in tante parti del mondo”: così il presidente Mattarella sottolineando al Quirinale la pericolosità di “altri tipi micidiali di razzismo, di discriminazione, di intolleranza che si diffondono attraverso il web”.

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