CONFISCA DEI BENI AI MIGRANTI, LA DANIMARCA DICE SI’

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Nessun passo indietro: il Parlamento danese ha approvato la legge che consente la confisca di denaro e beni di valore ai richiedenti asilo per coprire le spese di permanenza nel Paese scandinavo. La proposta, presentata dal governo a metà dicembre, aveva suscitato aspre critiche in patria e all’estero, in quanto ricorderebbe le spoliazioni dei nazisti ai danni degli ebrei deportati nei lager. I parlamentari hanno votato sì anche per il provvedimento che prevede l’allungamento dei tempi del ricongiungimento familiare.

I punti più discussi del testo sono però quelli che riguardano l’autorizzazione data alla polizia di confiscare ai migranti i loro averi, permettendogli di mantenere fino a 10mila corone (pari a circa 1.300 euro). Sul primo punto, il ministro degli Esteri, Inger Stojberg, ha spiegato in audizione a Bruxelles che si tratta di una misura ”puramente simbolica”, volta a scoraggiare l’arrivo di futuri immigrati”, e ha poi ribadito quanto detto nei giorni precedenti dal suo governo, ossia che la confisca serve a fare fronte alle loro spese di soggiorno nel Paese. “Offriamo molti servizi – il vitto, l’alloggio, le cure mediche e i corsi per imparare la lingua – quindi trattiamo i profughi molto bene, alla stessa stregua dei cittadini danesi. Il nostro welfare- ha poi chiarito- applica un principio secondo cui se la persona può soddisfare i propri bisogni con le sue risorse, allora deve farlo, ed è una regola che facciamo rispettare a tutti. Una persona non può pesare sulle casse dello Stato” ha sottolineato.

Il tetto di 10mila corone, ha proseguito, infatti è lo stesso che viene applicato ai cittadini danesi che hanno bisogno di aiuti sociali”. Sulla possibilità di confiscare gioielli o oggetti preziosi – qualora la persona fosse sprovvista di denaro contante – Stojberg ha risposto di no: “Se si tratta di un oggetto che oltre al valore materiale, riveste anche un significato affettivo – come una fede nuziale o un gioiello – allora certamente non lo confischiamo”. Ma bisognerà capire quale sarà il criterio con cui sarà valutata una situazione di questo tipo. Per quanto riguarda il secondo punto della riforma, il ricongiungimento familiare potrà essere richiesto non più dopo il primo anno dall’arrivo, bensì dopo il terzo.

Molte organizzazioni internazionali hanno mosso vive proteste contro una misura che considerano in contrasto con la Convenzione europea sui diritti dell’uomo e la Convenzione Onu sui diritti del fanciullo: ma Copenaghen non è d’accordo e in Commissione europea ha persino paventato la possibilità di modificare le Convenzione di Ginevra in materia di rifugiati.

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