FRANCESCO: “CHIEDO PERDONO AI CRISTIANI DELLE ALTRE CHIESE” Il Papa celebra i Vespri nella basilica di San Paolo fuori le mura a conclusione della settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

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Nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa della conversione di San Paolo, Papa Francesco ha chiesto “perdono per i comportamenti non evangelici tenuti da parte di cattolici nei confronti di cristiani di altre Chiese nel corso della storia”, ed ha esortato “tutti i fratelli e le sorelle cattolici a perdonare se, oggi o in passato, hanno subito offese da altri cristiani”. Queste le parole del Pontefice nel corso della celebrazione dei secondi vespri che ha presieduto nella basilica di San Paolo fuori le mura, a Roma, per la conclusione della annuale settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

“In questo Anno giubilare – ha detto il Papa – teniamo ben presente che non può esserci autentica ricerca dell’unità dei cristiani senza un pieno affidarsi alla misericordia del Padre. Chiediamo anzitutto perdono per il peccato delle nostre divisioni, che sono una ferita aperta nel Corpo di Cristo. Come Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa Cattolica, voglio invocare misericordia e perdono per i comportamenti non evangelici tenuti da parte di cattolici nei confronti di cristiani di altre Chiese. Allo stesso tempo, invito tutti i fratelli e le sorelle cattolici a perdonare se, oggi o in passato, hanno subito offese da altri cristiani. Non possiamo cancellare ciò che è stato, ma non vogliamo permettere che il peso delle colpe passate continui ad inquinare i nostri rapporti. La misericordia di Dio rinnoverà le nostre relazioni”.

Alla cerimonia che ha concluso la settimana ecumenica (18-25 gennaio) dedicata quest’anno al tema “Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio”, hanno partecipato il Metropolita Gennadios, rappresentante del Patriarcato ecumenico, Sua Grazia David Moxon, rappresentante personale a Roma dell’Arcivescovo di Canterbury, e tutti i rappresentanti delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali di Roma: “Con loro – ha sottolineato Francesco – siamo passati attraverso la Porta Santa di questa Basilica, per ricordare che l’unica porta che ci conduce alla salvezza è Gesù Cristo nostro Signore, il volto misericordioso del Padre”.

Nella sua riflessione, il Papa ha ricordato la figura di San Paolo, ricordando che la conversione “non è prima di tutto un cambiamento morale, ma un’esperienza trasformante della grazia di Cristo, e al tempo stesso la chiamata ad una nuova missione, quella di annunciare a tutti quel Gesù che prima perseguitava perseguitando i suoi discepoli”. L’esperienza dell’apostolo “è simile a quella delle comunità alle quali l’apostolo Pietro indirizza la sua Prima Lettera. San Pietro si rivolge ai membri di comunità piccole e fragili, esposte alla minaccia delle persecuzioni, e applica ad essi i titoli gloriosi attribuiti al popolo santo di Dio: stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato. Per quei primi cristiani, come oggi per tutti noi battezzati, è motivo di conforto e di costante stupore sapere di essere stati scelti per far parte del disegno di salvezza di Dio, attuato in Gesù Cristo e nella Chiesa”.

“Al di là delle differenze che ancora ci separano, riconosciamo con gioia che all’origine della vita cristiana c’è sempre una chiamata il cui autore è Dio stesso. Possiamo progredire sulla strada della piena comunione visibile tra i cristiani non solo quando ci avviciniamo gli uni agli altri, ma soprattutto nella misura in cui ci convertiamo al Signore, che per sua grazia ci sceglie e ci chiama ad essere suoi discepoli». Per il Papa, «mentre siamo in cammino verso la piena comunione tra noi, possiamo già sviluppare molteplici forme di collaborazione per favorire la diffusione del Vangelo. E camminando e lavorando insieme, ci rendiamo conto che siamo già uniti nel nome del Signore”.

“L’unità è dono della misericordia di Dio Padre – conclude il Pontefice –. Qui davanti alla tomba di san Paolo, apostolo e martire, custodita in questa splendida Basilica, sentiamo che la nostra umile richiesta è sostenuta dall’intercessione della moltitudine dei martiri cristiani di ieri e di oggi. Essi hanno risposto con generosità alla chiamata del Signore, hanno dato fedele testimonianza, con la loro vita, delle opere meravigliose che Dio ha compiuto per noi, e sperimentano già la piena comunione alla presenza di Dio Padre. Sostenuti dal loro esempio e confortati dalla loro intercessione, rivolgiamo a Dio la nostra umile preghiera”.

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