PROTESTE IN TUNISIA, 123 ARRESTI. ESSID: “SITUAZIONE SOTTO CONTROLLO” Continuano le manifestazioni nel Paese africano. Il premier assicura: "La scelta democratica è una strada senza ritorno"

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polizia tunisia

Centoventitré persone sono state arrestate in Tunisia con l’accusa di aver partecipato alle manifestazioni anti governative iniziate a Kasserine e che stanno infiammando il Paese. Secondo quanto ha reso noto il portavoce della direzione generale della Guardia nazionale, il maggiore Ali al Shibani, al quotidiano locale “al Shuruq”. “Nelle diverse zone del paese dove nei giorni scorsi ci sono stati scontri ora la situazione è tornata alla calma in particolare da quando abbiamo annunciato il coprifuoco. Abbiamo arrestato sei persone che o hanno violato su ordine della procura”.

Il premier tunisino, Habib Essid, ha assicurato di avere “la situazione del paese sotto controllo”. Nel corso di una conferenza stampa tenuta ieri a Tunisi, il capo del governo nel commentare la crisi in corso in Tunisia e le iniziative intraprese dal suo esecutivo, ha spiegato che “la calma ritornerà e che attualmente è tutto sotto controllo”. Per il premier, quella tunisina “è ancora una democrazia giovane e dobbiamo ancora fare tanta strada, ma l’interesse nazionale deve essere posto al di sopra di tutto. Quello che è certo è che la scelta democratica in Tunisia è una strada senza ritorno”. La Tunisia è da alcuni giorni teatro di accese manifestazioni di piazza, che hanno portato a scontri tra manifestanti e forze di polizia.

L’ultimo bilancio ufficiale parla di almeno 41 feriti nella giornata odierna fra le fila delle forze dell’ordine, che si aggiungono al morto e ai 52 feriti negli scontri dei giorni scorsi. A Kasserine da domenica 17 gennaio si sono verificati quasi quotidianamente scontri con le forze di polizia, dove un gruppo di giovani ha attaccato la sede del governatorato e ha bruciato pneumatici su strade pubbliche. Martedì 19 gennaio gli scontri si sono intensificati quando i manifestanti hanno lanciato pietre e la polizia ha risposto con gas lacrimogeni. Dopo questi fatti il ministero dell’Interno ha dichiarato nella zona il coprifuoco che oggi è stato esteso a tutto il paese. Nuovi disordini si sono verificati mercoledì 20 gennaio dopo che i manifestanti hanno forzato la porta esterna della sede del governatorato e sono entrati nel cortile interno.

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