CHARLIE PUTH, A FINE MESE L’ALBUM DI DEBUTTO “NINE TRACK MIND” Il cantante: "E' importante che un artista controlli anche la produzione se non vuole essere percepito come finto e costruito"

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Andare oltre i tormentoni dell’estate e lanciare una carriera da nuova promessa del pop: è quanto ha in mente di fare l’americano Charlie Puth. Il 29 gennaio debutta il suo primo album, “Nine track mind”. Arrivato a Milano per uno showcase acustico, il giovane cantautore viene da un anno ricco di successi: prima il singolo “Marvin Gaye” cantato con Meghan Trainor, quindi con un brano-simbolo del 2015, “See You Again” eseguita con il rapper Wiz Khalifa per la colonna sonora di “Furious 7”, una hit da oltre 1 miliardo e 300 milioni di visualizzazioni su YouTube che è stata candidata a 3 Grammy (fra cui quello per la migliore canzone del 2015).

“See You Again è nata in dieci minuti – racconta l’artista –. Quello che si sente alla radio è il demo vocale che registrai per Eminem e Sam Smith, per i quali sapevo che la canzone era destinata”. Prima dei tormentoni ci sono stati però gli studi musicali al Berklee College of Music, dove il giovane del New Jersey era tutt’altro che un alunno modello: “Spesso saltavo lezioni per andare a New York a portare i miei demo a tutte le etichette – ricorda il cantante, che negli anni del college già si fece notare come fenomeno di YouTube grazie alle sue cover -. Quando provavo a riarrangiare canzoni hip-hop o dei Backstreet Boys in stile jazz gli insegnanti si infuriavano con me!”.

Di “Nine Trak Mind” è in gran parte anche il produttore: “Oggi il pubblico si concentra sull’elemento sonoro più che su quello lirico, basta vedere il successo di artisti come Kygo. Per questo è importante che un artista controlli anche la produzione se non vuole essere percepito come finto e costruito”. Il disco tocca diversi stili e generi, come l’R&B contemporaneo di”We Don’t Talk Anymore” cantata in duetto con Selena Gomez, o il pop minimale di “Then There’s You”, realizzata con la collaborazione dei Max Martin, fino al gospel elettronico di “Losing My Mind”. “Adoro la musica religiosa perché è semplice e densa allo stesso tempo e qui ho provato a usarla come farebbe Kanye West – spiega – Il mio obiettivo era evitare che le canzoni suonassero come copie di See You Again o Marvin Gaye”. Una varietà che trova una sintesi dal vivo, dove il pianoforte accompagna una voce che rivela di aver appreso la profondità da James Taylor, suo modello di riferimento.

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