LE BANCHE DI UNA VOLTA E I DISASTRI DI OGGI

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In questa crisi, le banche più attente alle esigenze di famiglie e imprese sono state le piccole banche locali, in particolare le cooperative, popolari, di risparmio. Innervate nel territorio, la loro vita è tutta legata ad un rapporto diretto con la gente. Questa è la loro forza.

Ma anche questo man mano è venuto meno nel corso degli anni, soprattutto in questa crisi, che è di disponibilità di risorse. Gran parte della difficoltà italiana, infatti, è dipesa proprio da questo, perché le grandi nel processo di assorbimento costante sulle piccole, ragionano in un altro modo. Non costruiscono pezzetto per pezzetto, non guardano per il sottile, ragionano sui grandi numeri.

Nell’ultimo anno, poi, da parte del governo si è vista una sorta di accanimento contro le popolari, le cooperative, che invece erano l’unica realtà ad assolvere il compito primario di stare vicino ai cittadini. È strano che ci sia stata questa politica al contrario, con le nuove norme si sono stretti cappi al collo delle piccole imprese e delle famiglie.

La banca classica che vorremmo, e che abbiamo avuto fino ad un certo punto, raccoglieva i risparmi dal territorio e li ridistribuiva al territorio, in modo da fecondare i progetti proprio delle imprese piccole e delle famiglie. Con le grandi banche questo meccanismo non c’è.

Bisogna fare una grande riflessione, dividere la funzione finanziaria da quella commerciale. Finché le due cose stanno insieme, la prima prevale sull’altra. Perché con la finanza c’è possibilità di guadagnare molto di più, mentre l’approccio commerciale ha rendimenti molto più bassi. Ecco dunque cosa accade: rastrellare nel territorio e buttare tutto nella finanza. Bisognerebbe tutelare le realtà innervate nelle esperienze popolari.

Ma stanno facendo il contrario, dando manforte alla massificazione dell’azione bancaria. Naturalmente sono scelte che non si prendono né in Parlamento né nei talk show, tantomeno nelle piazze; si fanno nei percorsi carsici di una democrazia che è sempre meno tale, animata dagli interessi dei cosiddetti poteri forti. Le decisioni che si prendono non hanno mai clamore, e c’è da chiedersi per quale motivo i media più importanti tirino il pallino su altri angoli del terreno, in modo da allontanare lo sguardo su operazioni da questo tipo.

La scusa buona per ogni operazione è la ricerca di efficienza. Però se andiamo a vedere le efficienze delle cosiddette grandi banche, i risultati sono preoccupanti. Il problema vero è che il potere non ha più contrappesi, quelli che il contatto con la gente imponeva. Ora la politica è lontana, la finanza di più, e così famiglie e imprese diventano invisibili. Così come i loro problemi.

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