Il piano per distruggere la famiglia

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famiglia sotto attacco

Per comprendere cosa è veramente in gioco con la manifestazione del 30 gennaio, promossa dal Comitato “Difendiamo i nostri figli” ed aperta a tutti coloro che condividono il diritto del bambino ad avere un padre ed una madre, occorre partire proprio da quella Sentenza n. 138/2010 della Corte Costituzionale tanto invocata dagli estensori del ddl sulle “Unioni civili” (c.d. ddl Cirinnà). Orbene nel ddl in questione non si parla di matrimonio fra persone dello stesso sesso forse proprio in omaggio a quella Sentenza che ha sottolineato come “l’intera disciplina dell’istituto ( matrimoniale ) contenuta nel Codice civile e nella legislazione speciale, postula la diversità di sesso dei coniugi, nel quadro di una consolidata ed ultra millenaria nozione di matrimonio”, ma l’intero impianto del ddl tenta di equiparare le unioni civili al matrimonio, attraverso continui rimandi (es. nell’art. 3, c. 3 e 4, con riferimento esplicito al regime patrimoniale della famiglia ecc.) all’istituto matrimoniale.

Ora, a parte le acrobazie linguistiche del ddl (vedi Michele Ainis sul “Corriere della Sera” del 20 gennaio “L’ipocrisia linguistica sulle unioni civili gay”) perché questa fretta nel voler trasformare in istituzione (di una “specifica formazione sociale”) un sistema di garanzie di diritti individuali che, laddove rilevato carente (ad es. nelle successioni e nella reversibilità della pensione etc.) potrebbe benissimo essere modificato nel Codice civile o nelle leggi che riguardano la specifica normativa? A ben vedere il problema è rimasto inalterato negli ultimi 10 anni; leggiamo infatti cosa scriveva il Comitato che organizzò il “Family day” del 2007, contro i Dico, nella convocazione: “L’emergere di nuovi bisogni merita di essere attentamente considerato, ma auspichiamo che il legislatore non confonda le istanze delle persone conviventi con le esigenze specifiche della famiglia fondata sul matrimonio e dei suoi membri”.

“Le esperienze di convivenza, che si collocano in un sistema di assoluta libertà già garantito dalla legislazione vigente, hanno un profilo essenzialmente privato e non necessitano di un riconoscimento pubblico che porterebbe inevitabilmente ad istituzionalizzare diversi ed inaccettabili modelli di famiglia, in aperto contrasto con il dettato costituzionale”. Dunque la spinta a svuotare la realtà della famiglia come descritta magistralmente dalla nostra Costituzione all’art. 29 ( “società naturale fondata sul matrimonio “ e quindi preesistente allo Stato stesso) non si è del tutto spenta dopo la sconfitta di quel progetto, ma è riemersa invocando il superamento della nostra legislazione, definendola “arretrata” rispetto a quella di altri paesi occidentali (l’Africa e l’Oriente non contano!); bisogna allora chiedersi perché ad es. certi paesi tanto “progrediti” nel campo delle famiglie e del matrimonio, sono totalmente chiusi all’immigrazione di masse di diseredati; che tradotto nella battaglia culturale in corso sulla famiglia significa: perché la Chiesa cattolica (così culturalmente influente nei paesi “arretrati”) è tanto utile se opera nell’assistenza sociale, ma diventa retriva e oscurantista se riafferma l’unicità della famiglia formata da un uomo ed una donna, che garantiscano ai figli un padre ed una madre?

Forse occorre proprio domandarsi quale è la ragione che porta il pensiero unico dominante a voler distruggere l’istituzione-famiglia e l’istituzione-matrimonio utilizzando come pretesto i diritti individuali che, lo ripeto, nessuno ha intenzione di negare agli omosessuali. Probabilmente ha ragione Papa Francesco quando, parlando della teoria del gender, ha usato termini come “colonizzazione ideologica” e “errore della mente umana”; forse proprio attraverso questa colonizzazione ideologica si vuole omologare l’ultimo paese dell’occidente industrializzato ad una atomizzazione sociale funzionale ad un progetto di dominio. Tutto ciò però deve fare i conti con un popolo che, secondo la bella espressione di Giovanni Paolo II , costituisce “l’eccezione italiana” e che in questi anni ha dimostrato di saper difendere la sua tradizione, quale fonte di identità, e quindi di coscienza della propria diversità come contributo alla civiltà.

Paolo Maria Floris
Vice Pres. “Identità cristiana”
Comitato Nazionale “Difendiamo i nostri figli”

 

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