BIRMANIA, RILASCIATI 101 PRIGIONIERI POLITICI L'annuncio è stato dato da un funzionario presidenziale e dagli attivisti dell'Associazione assistenziale dei prigionieri politici

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L’ufficio presidenziale della Birmania ha deciso di rilasciare 101 prigionieri politici da diversi carceri del Paese. A riportarlo è l’agenzia di stampa cinese Xinhua. Poco prima, un funzionario presidenziale e alcuni attivisti dell’Associazione assistenziale dei prigionieri politici (Aapp), citati dai media internazionali, avevano annunciato il rilascio di almeno 15 dissidenti.

Negli ultimi anni la Birmania, o Myanmar ha liberato oltre 10.000 persone bollate come prigionieri politici, garantendo loro l’amnistia presidenziale. L’ex presidente Thein Sein, in passato, aveva promesso la liberazione di tutti gli “attivisti politici” dalle carceri birmane “entro il 2013”. Ciò doveva rappresentare non solo un “impegno preso nei confronti del suo Paese”, ma anche davanti a tutta la comunità internazionale. Promessa che evidentemente non è stata mantenuta, come nel corso degli anni più volte è stato sottolineato dalla Aapp.

In passato, esperti della politica locale, avevano spiegato che alcuni dei rilasciati erano membri della sicurezza interna e militari imprigionati al tempo delle purghe ordinate dalla dittatura militare al potere in Myanmar fino al 2010. Secondo loro, dietro gli arresti si nasconderebbe la famigerata Sezione 18 della Legge sulle assemblee e riunioni pacifiche, pretesto usato dalle autorità per fermare, arrestare e condannare quanti si erano impegnati nella lotta per la libertà politica, civile e i diritti umani nel Paese.

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