SENATO: TRE VICEPRESIDENZE AI VERDINIANI, INSORGE L’OPPOSIZIONE Gli esponenti di Ala sono stati eletti in "quota maggioranza". Ma Renzi, per ora, esclude apparentamenti

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Tre senatori di Ala, il gruppo parlamentare che fa capo all’ex coordinatore di Fi Denis Verdini, sono stati nominati vicepresidenti di commissioni in quota “maggioranza”. Una decisione che ha scatenato le polemiche tra le opposizioni e nella stessa minoranza dem, la quale teme uno spostamento al centro l’asse politico del governo, specie in vista dei prossimi provvedimenti dell’esecutivo. Già mercoledì la maggioranza assoluta di 161 voti, necessaria per approvare in Senato le riforme costituzionali, è stata raggiunta grazie ai voti dei 17 senatori di Al, oltre alle tre senatrici di Fare! (il movimento di Flavio Tosi) e a due di Fi. Circostanza che aveva fatto lanciare un grido di allarme al bersaniano Miguel Gotor (“si apre la strada ad una stagione di trasformismo”).

Giovedì il nuovo episodio che però Renzi, in serata, derubrica fermando le polemiche: “Non c’è nessuna presidenza di commissione di Verdini. Ce n’è una di Forza Italia. Ma è un dibattito che non mi appassiona”, chiude telegraficamente la questione dal salotto di Porta a Porta. Le 14 Commissione permanenti di Palazzo Madama erano chiamate a rieleggere il proprio presidente e i due vicepresidenti, uno dei quali spetta per prassi alle opposizioni. Queste (Fi, M5s e Sel) si sono accordarti per spartirsi le vice-presidenze, ma senza Ala che, a questo punto, non essendo né maggioranza né opposizione, sarebbe rimasta tagliata fuori. Ed ecco che Verdini è andato dal capogruppo del Pd Luigi Zanda per chiedergli di assicurare ai suoi alcune vicepresidenze. E così la maggioranza ha ceduto tre “posti”, eleggendo tre “verdiniani” in altrettante vicepresidenze destinate a sé: Eva Longo alla Finanze, Pietro Langella alla Bilancio e Giuseppe Compagnone alla Difesa.

“C’è stata una ratifica formale dell’ingresso di Ala in maggioranza” ha immediatamente attaccato il capogruppo di Fi Paolo Romani. E Renato Brunetta ha rincarato la dose: “serve un nuovo passaggio al Quirinale e in Parlamento”. Secca la replica di Zanda a Romani: “Non capisco cosa Romani vada dicendo su fantomatiche nuove maggioranze in Senato”, visto che Ala non vota la fiducia al governo, ed è questo l’elemento determinante per stabilire chi è o meno nella maggioranza. Ma anche la minoranza Dem ha attaccato con Roberto Speranza proprio alla vigilia della Direzione del partito: “Forse è il caso che Renzi ci dica se esiste una nuova maggioranza politica che sostiene il governo e che comprende anche Verdini. Se è così si deve aprire un dibattito pubblico e in Parlamento”. E Luca D’Alessandro, parlamentare di Ala, ha rinfacciato a Speranza “i numerosi incontri avuti Verdini per trattare con lui affinché potesse nascere un governo Bersani” nel 2013. I malumori del Pd, per tutt’altre ragioni, si sono riversati anche nell’elezione della Commissione Trasporti del Senato.

Il candidato della maggioranza era Vittorio Fravezzi, del gruppo delle Autonomie, che all’ultimo ha sfilato il posto a diversi aspiranti Dem. Nel segreto dell’urna ha ottenuto però solo 9 voti, contro i 12 di Altero Matteoli, di Fi, che è stato confermato inaspettatamente grazie ad un inedito asse Fi-M5s-Sel e ai “maldipancisti” del Pd. Tra i presidenti confermati alcuni hanno ricevuto anche i voti delle opposizioni. I più votati sono stati Vannino Chiti (24 voti), Emilia De Biasi (23 su 24) e Pierferdinando Casini (22).

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