ATTENTATO IN PAKISTAN, L’ARCIDIACONO ASGHAR: “CONDANNIAMO QUESTA VIOLENZA INSENSATA” L'esponente della chiesa anglicana ha esortato i fedeli ad usare "l'arma della preghiera"

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“Il terrorismo è una piaga in Pakistan e in tutto il mondo. Siamo sconvolti e senza parole. Condanniamo questa violenza insensata. Come cristiani siamo un popolo che cerca di costruire pace e armonia nella società. Siamo convinti che in Pakistan questa sia la nostra missione. Usiamo anche l’arma della preghiera: preghiamo anche per i terroristi, che Dio illumini le loro menti, perché abbandonino la violenza contro innocenti”. Sono le prime parole rilasciate da Samuel Pervaiz Asghar, arcidiacono della Chiesa anglicana a Peshawar, poco dopo la fine dell’attacco rivendicato dal gruppo Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP) che ieri mattina ha preso d’assalto la Bacha Khan University a Charsadda, uccidendo 30 persone tra studenti e professori e ferendone 50.

“È un evento tragico soprattutto per la scelta degli obiettivi soft, con meno disposizioni di sicurezza, come scuole e università e non basi militari” aggiunge Ghulam Dastagir, giornalista e intellettuale di Peshawar, membro della Ong “Human Rights Commission of Pakistan”. Significativa è la scelta: “Si intende colpire simbolicamente un istituto di istruzione: i talebani nella regione hanno distrutto in passato già oltre 400 scuole. Oggi cercano visibilità” spiega. Secondo Dastagir, “è una questione interna al Pakistan e non legata allo Stato Islamico: i TTP non hanno rivendicato comunanza ideologica o strategica con l’Isis, anche se non è escluso possano farlo in futuro”. Per combattere il terrorismo, conclude, “urge una strategia complessiva e più efficace dello stato. La società civile, le chiese, le istituzioni religiose possono dare un supporto con marce pacifiche, veglie di preghiera, con un’opera di sensibilizzazione culturale. Ma una risposta concreta spetta al governo”.

Il generale Asim Bajwa, portavoce dell’esercito pakistano, ha annunciato che le indagini hanno portato grandi svolte nell’identificazione degli assalitori, anche se non ha reso noti i nomi. Le autorità hanno raccolto informazioni grazie a intercettazioni dei cellulari dei sospettati, che “parlavano di continuo tra loro con i telefoni, due dei quali sono stati recuperati”. I dati ottenuti sono considerati “sensibili” e per ora non sono stati resi pubblici. Secondo il generale Bajwa, “i terroristi prendono di mira i simboli del progresso”. L’università Bacha Khan, infatti, prende il nome dal leader nazionalista di etnia pashtun Khān Abdul Ghaffār Khān (1890-1988, detto Bacha Khan, “re dei capi”), che predicava la resistenza non violenta. Al momento dell’attacco, nell’ateneo era in corso un incontro di poesia in suo onore.

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