DDL BOSCHI, ARRIVA IL SI’ DEFINITIVO DI PALAZZO MADAMA Il testo è stato approvato in seconda lettura con 180 voti favorevoli. Renzi: "La storia parlerà di questo giorno"

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Il Senato ha approvato, con 180 sì, 112 no e un astenuto, il disegno di legge Boschi sulle riforme costituzionali che segna il superamento del bicameralismo perfetto e istituisce il nuovo Senato dei 100. Si tratta dell’ultimo voto di Palazzo Madama che ha dato l’ok alla versione non modificata dalla Camera. Il testo torna quindi a Montecitorio per il via libera definitivo a metà aprile che completerà l’iter parlamentare della riforma. E’ ormai scontato che, non essendo stata raggiunta la maggioranza dei due terzi, ci sarà il referendum confermativo a ottobre. E’ stata comunque superata la maggioranza assoluta che era di 161 senatori.

Intervenendo a Palazzo Madama prima del voto Matteo Renzi ha detto: “Il gesto di acconsentire con un voto a maggioranza assoluta” al superamento del Senato “non ha eguali non nella storia italiana, ma in quella della storia Ue”. E ha aggiunto, “La storia politica italiana si occuperò di questa giornata e la storia sarà gentile con voi. Il Paese vi deve una gratitudine istituzionale. A referendum vedremo popolo con chi sta. Se con chi scommette su fallimento o su chi scommette su futuro”. In questi anni, ha aggiunto, “cari senatori che avete votato questa riforma, vi hanno urlato dietro: fate le riforme al chiuso delle stanze ma il popolo non è con voi. Bene, andiamo a vedere da che parte sta il popolo su questa riforma. Vediamo se i cittadini la pensano come coloro i quali scommettono sul fallimento o su chi scommette sul futuro dell’Italia”.

Secondo Renzi “L’Italia non va bene, ma meglio perché in due anni la politica ha dimostrato che credendoci si possono fare le cose. Dopo anni di ubriacatura di acronomi tecnici, di subalternità della politica rispetto a fenomeni economici e finanziari, anni di qualunquismo, la politica ha ripreso il suo posto”. Anche grazie, ha sottolineato, a Giorgio Napolitano senza il quale “non saremmo qui”. “Se non ci fosse stato il suo discorso nell’aprile 2013 non ci sarebbe questa riforma e non sarebbe in piedi questa legislatura”. Renzi ha poi assicurato: “Noi non tocchiamo il sistema di pesi e contrappesi previsti dalla Costituzione, non si incide sul ruolo della Presidenza della Repubblica come definito dai padri costituenti. Questa riforma rende meno ingessato il sistema parlamentare”.

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