QUELLO STORICO INCONTRO, A CUBA, TRA CASTRO E WOJTYLA

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Un viaggio storico, quello compiuto da papa Giovanni Paolo II nel gennaio del 1998 a Cuba, caratterizzato dagli incontri con Fidel Castro e con una popolazione entusiasta, che ha inaugurato una nuova stagione nei rapporti tra Stato e Chiesa nell’isola caraibica.  Wojtyla viene come “pellegrino della verità e della speranza”. Nella cerimonia di benvenuto (il 21 gennaio) lancia l’appello, profetico, che diverrà l’emblema di questa visita: “Possa Cuba aprirsi con tutte le sue magnifiche possibilità al mondo e possa il mondo aprirsi a Cuba”. Il Papa arriva “con il desiderio di dare un nuovo impulso all’opera evangelizzatrice che, anche in mezzo alle difficoltà, questa Chiesa locale prosegue con vitalità”.

Nel suo primo discorso annuncia apertamente “la verità su Gesù Cristo, il quale ci ha rivelato la verità sull’uomo, e la sua inviolabile dignità”. E ribadisce: “Non abbiate paura di aprire il vostro cuore a Cristo, lasciate che Egli entri nella vostra vita, nelle vostre famiglie, nella società, affinché in questo modo tutto venga rinnovato”. Esprime l’auspicio che la Chiesa possa “disporre dello spazio necessario” per la sua missione che a Cuba svolge “con un numero insufficiente di sacerdoti e in circostanze difficili”. Ringrazia i “tanti credenti cubani per la loro fedeltà a Cristo, alla Chiesa e al Papa”. Quindi prega affinché “questa terra possa offrire a tutti un clima di libertà, di fiducia reciproca, di giustizia sociale e di pace duratura”.

A Santa Clara il Pontefice ricorda la necessità che siano garantiti i diritti umani fondamentali, la libertà di associazione, il diritto dei genitori ad essere “i primi e principali educatori dei propri figli”. L’autorità pubblica non può “sostituirsi ai genitori”. Quindi denuncia la mentalità anti-natalista: l’aborto è “crimine abominevole”, la separazione forzata delle famiglie dovuta all’emigrazione e alla disoccupazione. “La via per sconfiggere questi mali non è altro che Gesù Cristo. Nessuna ideologia può sostituire la sua infinita sapienza e il suo potere”.

Nel Messaggio ai giovani esorta a tornare “alle radici cubane e cristiane per costruire un futuro sempre più degno e sempre più libero”, mentre negli ultimi decenni la voce della Chiesa “sembrava soffocata. C’è un’urgente necessità di sacerdoti”, nota. Dice no all’embargo Usa che colpisce i più poveri e invita i cristiani ad “una presenza attiva e audace in tutti gli ambienti della società”. Il discorso all’Università dell’Avana (23 gennaio) è dedicato al padre spirituale della patria, il sacerdote e patriota Felix Varela, promotore, nel 1800, dell’indipendenza cubana. Giovanni Paolo II ricorda che propugnava la democrazia, la libertà e una società permeata dai valori cristiani.

Il 25 gennaio il Papa celebra la Messa nella Plaza de la Revolución all’Avana annunciando “la buona notizia della speranza in Dio: non si tratta – dice – né di un’ideologia né di un sistema economico o politico nuovo, bensì di un cammino di pace, giustizia e libertà autentiche. I sistemi ideologici ed economici succedutisi negli ultimi secoli hanno spesso enfatizzato lo scontro;  alcuni di questi sistemi hanno preteso anche di ridurre la religione alla sfera meramente individuale, spogliandola di ogni influsso o rilevanza sociale, mentre è bene ricordare che uno Stato moderno non può fare dell’ateismo o della religione uno dei propri ordinamenti politici. Lo Stato, lontano da ogni fanatismo o secolarismo estremo, deve fare in modo che ogni persona e ogni confessione religiosa viva liberamente la propria fede, esprimerla negli ambiti della vita pubblica”.

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