PRIMARIE USA: SCONTRO SULLE ARMI TRA CLINTON E SANDERS

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iowa

Il caso armi continua a dividere la politica americana. Lo dimostra quanto avvenuto durante l’ultimo confronto pre elettorale tra Hillary Clinton e Bernie Sanders, in corsa per le primarie democratiche in vista delle presidenziali del prossimo novembre. Come Donald Trump e Ted Cruz in campo repubblicano, sono loro gli unici protagonisti di un duello nel quale il terzo candidato democratico, l’ex governatore del Maryland Martin O’Malley, è ridotto ad una comparsa costretta ad elemosinare 30 secondi per dire la sua. Ma, a differenza dei due rivali Gop, Hillary e Sanders, pur usando toni accesi, si affrontano su temi concreti in modo civile e rispettoso, senza insulti o colpi bassi. Lei, più solida e pragmatica, marcando ripetutamente la continuita’ con le politiche di Obama, dalla sanità alla riforma di Wall Street sino all’accordo sul nucleare iraniano. Lui, più idealista, professando stima per il presidente ma sottolineando le differenze ed evocando la necessità di una “rivoluzione” politica.

E’ Hillary a mettere a segno il primo punto dopo averlo accusato di aver votato la legge che garantisce l’impunità ai costruttori di armi e riduce i tempi dei controlli preventivi sugli acquirenti, sfruttando la vicinanza geografica con la chiesa dove lo scorso giugno un bianco ha ammazzato nove fedeli neri. Sanders si difende ma alla fine promette che sosterrà leggi più restrittive, con un testa-coda di cui la Clinton prende atto “con piacere”. Lo scontro piu’ acceso e’ forse sull’Obamacare: l’ex first lady lo difende con i denti, ammonendo sui rischi di ricominciare un dibattito controverso, mentre Sanders la assicura che non vuole farlo a pezzi ma andare oltre per estendere a tutti una assistenza sanitaria che deve essere “un diritto e non un privilegio”. Per prendere in contropiede la rivale, il senatore aveva diffuso poco prima del dibattito il suo progetto di riforma, indicando anche gli aumenti fiscali a carico dei lavoratori, dei datori di lavoro e soprattutto dei ricchi. “Cosi’ aumenti le tasse a quella stessa classe media che dici di voler difendere”, attacca Hillary, ma lui resiste replicando che vuole invece “aumentare i redditi”.

Lo scontro si sposta su Wall Street, altro terreno incandescente: lui sostiene che l’ex first lady non sara’ dura abbastanza dato che ha accettato grandi contributi dal mondo finanziario, lei gli rimprovera di aver votato in passato a favore della deregulation dei mercati finanziari e dell’allentamento del controllo federale. “Io comunque non ho prestiti dalla Goldman Sachs”, ironizza Sanders lanciando una frecciata a Ted Cruz e agli imbarazzanti prestiti non dichiarati nella sua campagna elettorale da senatore. I due contendenti sembrano più vicini sulla politica estera. Sull’Iran usano toni prudenti, lodando il miglioramento delle relazioni dopo l’accordo sul nucleare ma ammonendo sulla necessita’ di tenere gli occhi aperti sull’operato di Teheran. Sulla Siria concordano: lotta al terrorismo ma nessun intervento di terra e via diplomatica per risolvere la crisi, coinvolgendo gli altri paesi islamici.

La Clinton ne approfitta per una stoccata contro Trump e la sua proposta di bandire i musulmani: glii islamici americani, dice, “sono la nostra linea di difesa migliore”, “certi commenti che sento dai repubblicani sono non solo vergognosi ma anche pericolosi”. Nessuna insinuazione dai rivali sul marito Bill, di cui Hillary vanta i successi nella lotta alle ineguaglianze ma poi ironizza: “comincerà a darmi consigli dal tavolo di cucina, poi vedrò se andremo oltre…”.

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