IRAN, SCATTA L”IMPLEMENTATION DAY” E LA FINE PROGRESSIVA DELLE SANZIONI Il rapporto dell'AIEA ufficializza l’adempimento da parte di Teheran delle condizioni sull’accordo sul nucleare

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Giornata storica questa per l’Iran, il Paese a maggioranza sciita più popoloso e influente del mondo islamico. Scatta oggi il cosiddetto “Implementation Day”, che ufficializza l’adempimento da parte di Teheran delle condizioni previste dall’accordo sul nucleare firmato in luglio con i Paesi del 5+1, vale a dire Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna più la Germania. In giornata  l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (l’AIEA) renderà pubblico da Vienna il rapporto che farà scattare la fine progressiva delle sanzioni internazionali iniziate in seguito alla rivoluzione khomeinista e all’avvio del programma atomico dai dubbi scopi. Finisce di fatto l’isolamento ultradecennale del regime persiano che ha messo in ginocchio l’economia iraniana. Si calcola, infatti, che Teheran incasserà una cifra pari a 100miliardi di dollari, dati soprattutto dallo scongelamento dei fondi bloccati nelle banche di tutto il mondo. Una somma enorme, che rientrerà presto nelle casse statali.

“Oggi è un buon giorno per il popolo iraniano”, ha commentato ieri il capo della diplomazia sciita, il ministro degli Esteri Mohamad Javad Zarif, atterrato a Vienna per incontrare il segretario di Stato americano John Kerry. All’incontro hanno partecipato anche il capo dell’Aiea, Yukiya Amano, e l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini. “Tutte le sanzioni discriminatorie contro l’Iran verranno tolte”, ha annunciato Zarif alla tv iraniana. Ai sensi dell’accordo, l’Iran dovrà drasticamente ridimensionare e congelare per oltre 10 anni tutte le sue attività nucleari, in cambio dell’allentamento dell’embargo economico.

L’accordo apre nuovi scenari nel Grande Medio Oriente, dove la “riabilitazione” dell’Iran offre nuove opportunità per la soluzione delle crisi regionali – in Siria, Libia e Iraq – e nella lotta all’Isis. D’altra parte, però, provoca reazioni “nervose” nei due grandi Stati a maggioranza sunnita – Arabia Saudita e Turchia -, che temono di vedere messa in discussione la loro egemonia regionale e i loro legami privilegiati con Washington.

Il governo di Teheran ha lasciato oggi liberi quattro prigionieri statunitensi.

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