CANCRO: NUOVO APPROCCIO BASATO SULLA TERAPIA GENICA PER LE METASTASI AL FEGATO La ricerca, coordinata da Giovanni Sitia, dimostra come i macrofagi possano essere convertiti in veicoli di geni anti-tumoralI

439
vaccino superbatterio

La ricerca fa un passo in avanti nella lotta al cancro. E’ stato infatti identificato un innovativo approccio medico basato su una tecnica di terapia genica, in grado di contrastare efficacemente le metastasi al fegato causate dai tumori del colon-retto in modelli sperimentali. Ad annunciarlo è stato un gruppo di ricercatori dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano in uno studio pubblicato sulla rivista Embo Molecular Medicine.

La ricerca, coordinata da Giovanni Sitia, dimostra come i macrofagi, cellule del sangue normalmente richiamate nel tumore, possano essere convertiti in veicoli di geni anti-tumorali per combattere le metastasi al fegato da tumori colon-rettali. In questo lavoro, realizzato in collaborazione con Luigi Naldini dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica, e’ stata utilizzata una tecnica di trasferimento genico e ingegnerizzazione delle cellule del sangue per il trattamento dei tumori. Questo approccio consiste nell’utilizzo di vettori lentivirali in grado di inserire nelle cellule staminali ematopoietiche un gene che svolge attività anti-tumorale nella loro progenie. Il gene terapeutico, scelto per bloccare la crescita del tumore, è l’interferone alfa, una molecola prodotta normalmente dal nostro organismo in risposta a infezioni ma per la quale è stata dimostrata anche una potente attività anti-tumorale.

L’uso clinico dell’interferone è però stato finora limitato da una elevata tossicità, se somministrato per via sistemica. Per rendere la terapia selettiva contro le cellule tumorali, il vettore lentivirale e’ stato disegnato in modo da assicurare che il gene anti-tumorale si attivi solamente in una specifica frazione di cellule differenziate del sangue, i monociti/macrofagi, normalmente presenti nel sangue in bassa frequenza, ma richiamati dal circolo sanguigno in grande numero quando si scatena il tumore.

I macrofagi ingegnerizzati, richiamati nei pressi delle metastasi, producono interferone che, accumulandosi nel fegato e in particolare nelle zone cancerose, può esercitare la sua funzione anti-tumorale, evitando gli effetti tossici della somministrazione sistemica sull’organismo. “Una volta nel fegato, l’interferone agisce sul microambiente epatico, riducendo precocemente la crescita e la colonizzazione metastatica e in seguito favorendo la risposta immunitaria contro le metastasi da colon-retto”, ha detto Sitia. “Abbiamo inoltre verificato che l’ingegnerizzazione dei macrofagi e la conseguente produzione specifica di interferone, è in grado di conferire protezione a lungo termine in modelli preclinici murini, senza causare apparenti effetti collaterali o incapacità a rispondere adeguatamente a infezioni virali sistemiche”.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS