MINACCE DI AL QAEDA ALL’ITALIA: “AVETE OCCUPATO LA LIBIA, VE NE PENTIRETE” Secondo la costola maghrebina del gruppo terroristico con l'accordo di Skhirat Tripoli sarebbe finita nelle mani di un generale italiano

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Minacce all’Italia da parte della costola del Maghreb di Al Qeda. In un messaggio audio l’organizzazione terroristica accisa il nostro Paese di aver occupato “militarmente la Libia” tramite “un generale italiano che comanda a Tripoli”. Secondo Abu Obeida al Anabi, numero due del gruppo jihadista, infatti, l’accordo di Skhirat (per la creazione di un governo unitario” non sarebbe altro che “un complotto”. Nel messaggio dal titolo “L’Italia romana ha occupato la capitale Tripoli” si sente affermare che “un generale italiano”, di cui non si fornisce il nome (ma forse il riferimento è a Paolo Serra, consigliere militare del rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la crisi in Libia, Martin Kobler), “è a capo di un governo fantoccio di cui fa parte gente della nostra razza che ha venduto la sua religione”, come è accaduto in Iraq con “la nomina di Paul Bremer dopo la campagna criminale di George Bush”, per non parlare di come “il suo compagno di crimini Donald Rumsfeld ha sporcato Baghdad”.

Il terrorista mauritano parla inoltre della situazione nella regione, affermando che “con le rivoluzioni arabe l’Occidente crociato ha assistito al ritorno dei musulmani alla loro religione, ha preso atto del loro desiderio ostinato di applicare la Sharia, e non ha trovato altro rimedio che tornare a occupare quei territori, mettendo le sue avide mani sulle ricchezze e sul petrolio e continuare a controllarli”. Secondo Anabi, infine, “la minoranza euro-americana controlla il mondo in generale e la nostra nazione musulmana in particolare: chi non si rassegna e resiste e’ definito un terrorista ed e’ ricercato vivo o morto”. Anabi ha lanciato quindi una minaccia “ai nuovi invasori, i nipoti di (Rodolfo, ndr) Graziani”, proconsole italiano in Libia durante in epoca fascista: “Vi morderete le mani pentendovi di essere entrati nella terra di Omar al Mukhtar (il combattente libico che guidò la resistenza all’occupazione italiana, ndr) e ne uscirete umiliati e sottomessi, con il permesso di Dio”.

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