L’umanità… messa in banca

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E’ un momento difficile per i risparmiatori italiani, preoccupati da una congiuntura negativa e sfiduciati dagli scandali bancari. Eppure i problemi meramente finanziari più che essere il risultato finale di un problema, ne sono invece la spia, il termometro.

Accade infatti che il rapporto col denaro, finalizzato al massimo profitto, annichilisca quello umano fino ad annullarlo. E così col miraggio di recuperare uno “zero virgola” il risparmiatore è tentato ad investire tutto il proprio capitale in azione rischiose o, al contrario, è il promotore finanziario a non tener conto della specifica situazione della persona definendo tutto il rapporto solo sulla base dei numeri di conto.

Ma un pacchetto di denaro da investire, non è uguale per tutti, anche se la somma a disposizione è la medesima. C’è differenza a impegnare diecimila euro se a farlo è un anziano con una limitata aspettativa di vita, o se è un disoccupato che si ritrova un gruzzolo ma deve programmare il medio futuro in attesa di una nuova sistemazione, un padre che pensa al figlio piccolo piuttosto che un piccolo imprenditore che ipotizza uno sviluppo aziendale.

Ogni figura che abbiamo nominato non è un “cliente” ma una persona, un essere umano unico e differente da ogni altro, con le proprie aspettative e i propri vincoli. Dimenticare questo significa snaturare il rapporto, freddarlo fino al punto da eliminarlo. E provocare quei guasti che portano alla rovina finanziaria e, a volte, a quel senso di fallimento e solitudine che può sfociare in scelte drammatiche.

C’è dunque bisogno di buona informazione, che crei consapevolezza e porti a fare delle scelte di gestione che vedano al centro sempre la persona. Non ci può essere pressappochismo, né promesse di facili guadagni, né sfruttamento di risparmi e patrimoni. In un solo concetto, c’è bisogno dell’attenzione del buon padre di famiglia, idea tanto cristiana quanto laica.

La comunicazione deve tornare ad essere come una volta, semplice ma approfondita, legata ai territori e dunque alle persone. Trasformare il denaro in un dio non porta mai a nulla di buono, soprattutto quando lo si insegue come un miraggio, mettendo a rischio ciò che si ha (anche la famiglia) e affidandosi a chi, per lo stesso abbaglio, è pronto a sacrificare il cittadino come una agnello.

Trattare con gli esseri umani necessita di un atteggiamento tanto semplice quanto indispensabile: l’umanità.

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