SANGUE INFETTO, ITALIA CONDANNATA DALLA CORTE DI STRASBURGO Lo Stato dovrà risarcire oltre 350 cittadini che hanno contratto patologie gravissime dalle trasfusioni

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La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia a risarcire più di 350 cittadini infettati da vari virus (Aids, epatite B e C) attraverso le trasfusioni di sangue che hanno effettuato durante un ciclo di cure o un’operazione. Il totale dei risarcimenti supera i 10 milioni di euro.

Il legame fra le trasfusioni, ricevute in occasioni di operazioni chirurgiche o trattamenti curativi, è stato dimostrato, e la Corte di Strasburgo ha riconosciuto ai ricorrenti (che sono solo una minima parte rispetto alle 60 mila persone che in quell’occasione erano state contagiate) che sono stati violati una serie di articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare in relazione alla durata delle procedure di accertamento e al diritto a un processo equo.

L’accusa, per più di una casa farmaceutica, fu quella di aver immesso sul mercato flaconi di sangue prelevati a soggetti a rischio – sebbene all’epoca non esistessero test specifici – e non controllati dal Servizio sanitario nazionale, pagando tangenti a politici e medici: gli anni più “caldi” dell’affaire sono proprio quelli di “Mani pulite”. Nel nostro Paese, tra gli indagati finirono l’allora direttore del servizio farmaceutico del ministero della Sanità, Duilio Poggiolini, accusato di “omicidio colposo” con altre 10 persone. Secondo i dati dell’Associazione politrasfusi, tra l’85 e il 2008, sono state 2.605 le vittime di trasfusioni con plasma infetto ed emoderivati mentre sono 66mila sono le richieste di risarcimento giunte dai pazienti al ministero della Salute: l’obiettivo era quello di ottenere l’indennizzo previsto dalla legge n. 210 del 1992 (un assegno da 540 euro al mese) e il risarcimento integrale dei danni per i mancati controlli dello Stato nella raccolta, lavorazione e somministrazione di sangue per uso terapeutico, poi risultato infetto.

La maggioranza degli infettati si è avuta tra talassemici ed emofiliaci, costretti ad assumere periodicamente sangue intero od emoderivati. Quella di oggi non è la prima sentenza di Strasburgo favorevole alle vittime dello scandalo: nel 2013 anni fa la stessa Corte aveva dato ragiono a 162 ricorrenti italiani, infettati a seguito di trasfusioni di sangue e prodotti derivati, riconoscendo loro la rivalutazione annuale adeguata al costo della vita dell’indennità complementare percepita a seguito di quella vicenda.

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