OPERAZIONE CONTRO LA ‘NDRANGHETA, 20 ARRESTI TRA TORINO E REGGIO CALABRIA I due fratelli, Aldo Cosimo e Adolfo Crea, hanno aggregato pregiudicati già noti e nuovi giovani emergenti nel contesto criminale cittadino

385
'ndrangheta

Si chiama “Big bang” – dal nome di uno dei locali gestiti dal sodalizio – la vasta operazione contro la ‘Ndrangheta svolta dai Carabinieri e coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino che ha portato all’arresto di 20 persone tra Torino e Reggio Calabria.

La Procura della Repubblica di Torino e i Carabinieri sono partiti dall’attività di traffico di stupefacenti organizzato dai fratelli Adolfo e Aldo Cosimo Crea, inizialmente detenuti perché tratti in arresto l’8 giugno del 2011 nel corso dell’operazione “Minotauro”, accertando che gli indagati comunicavano tra di loro sia con i cosiddette “pizzini”, che con puntualità venivano distrutti subito dopo essere stati letti dai destinatari, sia con smartphone di ultima generazione. Sono state intercettate oltre 263mila telefonate. In particolare, già dal carcere di Voghera e poi una volta tornati in libertà (nel mese di febbraio 2014 per Aldo Cosimo Crea e nel giugno 2015 per Adolfo Crea) i due fratelli, considerati espressione di vertice nel capoluogo piemontese della “Ndrangheta reggina, entrambi con il grado di “padrino”, hanno aggregato pregiudicati già noti, parenti e nuovi giovani emergenti nel contesto criminale cittadino, avviando attività tipiche del controllo mafioso del territorio.

In particolare, secondo le accuse, il gruppo familiare, intimidendo anche altri pregiudicati con la forza dell’appartenenza al sodalizio `ndranghetista, ha sviluppato un consistente volume di attività nel traffico di stupefacenti, ma soprattutto nelle estorsioni sia direttamente a imprenditori, sia a vittime di usura, sia a soggetti indebitati nelle case da gioco gestite dal sodalizio. I proventi delle attività illecite venivano investiti nell’espansione del volume di affari delittuosi, ma anche per garantire agli affiliati un livello di vita idoneo a dimostrare a tutti il potere mafioso da loro raggiunto ed esercitato. Particolarmente pesanti sono risultate le modalità di minaccia delle vittime (una ventina quelle individuate, nessuna delle quali ha volontariamente inteso denunciare i fatti); in un caso, addirittura, è stata inviata ad un destinatario una testa mozzata di suino, con l’avviso che la “prossima sarebbe stata quella dell’estorto”.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS