TREMITI, LA GUERRA DELLE TRIVELLE

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Dall’epoca mitologica dell’Iliade, fino ad oggi, le isole Tremiti sono state scenario di guerra. Diomede, al ritorno dalla guerra che distrusse la città di Troia, viene a conoscenza del tradimento della sua regina, Egialea. Il monarca decide di lasciare la propria terra per navigare in cerca di una nuova patria. Approdato sulle coste del Gargano, ricevette l’ospitalità di Re Dauno, che gli permise di fondare un piccolo regno, del quale Diomede tracciò i confini con i massi che aveva portato con se dalla Tracia. Terminata la costruzione della città, gli restarono alcune pietre ciclopiche. Con sdegno le scagliò al largo della costa, dando origine alle Diomedee (successivamente ribattezzate Tremiti).

Sei piccole isole che costituiscono un ecosistema delicato, probabilmente il più ricco di specie marine del mar Adriatico. Ma ora questo paradiso rischia di scomparire per sempre. Lo scorso 22 dicembre, il Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, ha approvato il proseguimento di alcune esplorazioni a poche miglia dalla costa per la ricerca di giacimenti petroliferi. Non è la prima volta, infatti, che lo Stato italiano autorizza ricognizioni geologiche per la ricerca di giacimenti petroliferi, ma un’ulteriore intervento potrebbe essere fatale per l’intero arcipelago. Le regioni Puglia e Molise, insieme ai sindaci del Gargano sono contrari, e annunciano battaglia. Hanno dato inizio ad una campagna anti-trivelle, invocando l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La decisione di dare il via ad una serie di “prospezioni geofisiche” rientra nel cambio di rotta del Governo Renzi che pochi giorni prima della fine del 2015, una volta presi in mano i decreti dedicati alla ricerca di petrolio nelle Tremiti, a Lampedusa, in Abruzzo e nel Golfo di Taranto, ha deciso di bloccare i “referendum no triv”. L’azienda che si occuperà di portare avanti le esplorazioni nelle profondità delle isole è la Petroceltic Italia. Le operazioni di ricerca si svolgeranno attraverso procedimenti “air-gun”, ossia esplosioni al quanto rilevanti che rischiano di compromettere l’esistenza dell’intero ecosistema. Inoltre, i boati potrebbero spingere lontano dalla riserva le specie animali, principale fonte di cibo degli abitanti dell’isola, quasi tutti pescatori.

Le critiche piovono a raffica su questa vicenda, e divergenti sono i punti di vista sulla questione delle trivelle: se il ministro Guidi smentisce l’invasività dell’operazione, specificando che sulla questione si stia alzando inutilmente un “polverone pretestuoso e strumentale”, gli abitanti delle isole si mostrano preoccupati per il futuro delle bellezze che da tempo alimentano il turismo di questa riserva naturale tutelata dall’ente Parco Nazionale del Gargano. I pescatori sono pronti a difendere il loro territorio.

Anche le autorità alzano la voce: “Andremo a Roma a presidiare il palazzo del Ministero per lo Sviluppo Economico. Noi tremitesi siamo in pochi, ci basterà salire su un autobus – afferma il sindaco Antonio Fentini -. Non l’avranno vinta: a cosa servono un paio di migliaia di euro per una comunità che ha faticato tanto per crescere, passando dalla pesca al turismo? Il governo vuole mandare tutti i nostri sforzi all’aria, per due gocce di petrolio”. Uno schiaffo ai cittadini onesti che da sempre lavorano nel rispetto dell’ambiente.

In realtà, la battaglia contro le trivellazioni va avanti già da alcuni anni, e lo conferma anche Andrea Faccani, cugino di Lucio Dalla, che parlando degli abitanti delle Isole Tremiti li paragona ai personaggi de “Il Postino” di Massimo Troisi: “Questi posti erano casa di Lucio, è una follia deturpare quel mare”. Anche gli albergatori e i ristoratori, che per molti anni con quelle acque si sono costruiti una casa, una famiglia, un lavoro e una vita, si uniscono nel tentativo di far cambiare idea al Governo: “Questa è una zona protetta, noi viviamo di turismo: il mare è la nostra storia, ma anche il nostro pane. Perché continuano a tentare la sorte quando non c’è nessun tornaconto per l’Italia? Non solo le Tremiti, ma tutto l’Adriatico dovrebbe essere tutelato”. In questo contesto è d’obbligo ripensare all’enciclica di Papa Francesco. Il Pontefice nel documento sottolinea che tutti gli uomini devono collaborare per preservare il pianeta dalla follia dell’uomo che per il guadagno è disposto a distruggere tutto, anche la propria casa, anche le isole Tremiti.

A tal riguardo, è emblematica la testimonianza di don Massimo, parroco di origini siriane, che da cinque anni vive nella parrocchia di Santa Maria a Mare. Paragona questa situazione a una vera e propria guerra: “Questo è un paradiso, e questa è una guerra: il popolo sta subendo decisioni prese dall’alto. Il Papa nella sua enciclica parla di natura, dunque parla di noi: stanno distruggendo la nostra casa. Noi non lo permetteremo”. Su questi scogli il mito si fonda con la storia e la bellezza di un paesaggio unico, che non esiste in nessun’altra parte del Mediterraneo. Siamo proprio sicuri di volerlo svendere per due gocce di petrolio?

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2 COMMENTS

  1. E’ questione di cultura. A Oklahoma City hanno messo le trivelle anche sul sagrato della Cattedrale ed il vescovo non si è opposto.
    Noi abbiamo avversato anche il passaggio del South Stream. Ed il pipeline andrà in Germania.
    Noi mettiamo la bellezza al primo posto. Altri la ricchezza.
    Così i turisti sono contenti. Un po’ meno gli italiani che vanno a lavorare in Germania o ad Oklahoma city.

  2. Una vicenda, come quella delle trivellazioni sulle coste della Puglia, prima che essere una battaglia per la tutela ecologica, è di fatto una battaglia politica, sulla quale il governatore della Puglia intende costruire la sua carriera politica. Al di là delle distanze dalla terra ferma (le trivellazioni avvengono oltre le 12 miglia), l’impatto ambientale risulterebbe minimo anche in presenza di possibili giacimenti petroliferi. E’ strano che il governatore della Puglia, che pure riesce a mobilitare tanti interessi per la salvaguardia dell’eco sistema non si è altrettanto preoccupato, e pare non si preoccupi, della salute degli abitanti della provincia di Taranto per l’inquinamento dell’ILVA. Come certamente non si è preoccupato quando gli aerei militari della coalizione che operavano nelle zone di guerra nella ex Jugoslavia scaricavano nel mare Adriatico centinaia di bombe. Ma forse, il governatore della Puglia non si ricorda che all’epoca il presidente del Consiglio era un certo Massimo D’Alema, suo collega di partito e della stessa regione Puglia. Ecco perché la strumentalizzazione delle trivellazioni non convince. Per tornare all’ILVA conviene ricordare al governatore della Puglia chi ha governato la sua regione negli ultimi 20 anni e non ha fatto niente per salvaguardare la salute, e l’occupazione degli abitanti di Taranto? E’ ora che la demagogia sia finalmente bandita dalla politica italiana se davvero si vuole bene al nostro paese. Meditate gente, meditate.

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