ALBERGATORI VIETANO L’INGRESSO AI CANI GUIDA, LA DENUNCIA DI BLINDSIGHT PROJECT Il presidente della Fish scrive a Franceschini: "Così si calpestano i principi della Convezione Onu sui diritti dei disabili"

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“Rifiutare l’accesso ad un cieco con cane guida è come chiedere a me, paraplegico, di lasciare la carrozzina fuori della porta o ad un miope di togliersi gli occhiali per entrare al cinema”. Con queste parole piene di ironia Vincenzo Falabella, presidente della Fish, si rivolge al Ministro Franceschini per denunciare un’altra discriminazione nei confronti delle persone disabili. Le vittime questa volta sono i ciechi accompagnati da un cane guida.

Da una verifica effettuata dall’Associazione BlindSight Project su siti web rilevanti per le prenotazioni alberghiere risulta, infatti, che più di mille strutture alberghiere dichiarino esplicitamente di rifiutare cani, con la precisazione “anche cani guida”. Su questo fatto “grave e dilagante”, la Fish ha inviato una segnalazione a Franceschini chiedendo un intervento presso le organizzazioni degli albergatori, suggerendo anche di inasprire le sanzioni, che al momento sono solo pecuniarie. “Forse – scrive l’associazione -, rischiando la revoca della licenza, qualche albergatore ci ripensa.”

Questi comportamenti violano le leggi n. 37/1974, n. 376/1988 e n. 60/2006 che stabiliscono e riconoscono ai disabili “il diritto di accedere agli esercizi aperti al pubblico con il proprio cane guida”, prevedendo sanzioni amministrative per chi non le rispetta. “Al di là della violazione di queste norme, l’atto ha l’aggravante della discriminazione. Calpesta a piè pari i principi della Convezione Onu sui diritti delle persone con disabilità, la loro dignità, il loro accesso a pari opportunità. E getta una ulteriore pessima luce sulla civiltà del nostro Paese anche fuori dai confini nazionali”, conclude Vincenzo Falabella, che ritiene un atto doveroso quello di alzare la voce verso questi comportamenti che “non hanno solo una gravità in se stessi, ma ingenerano emulazione più o meno consapevole ma comunque devastante per le persone con disabilità”.

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