MARO’, CORTE SUPREMA INDIANA: LATORRE IN ITALIA FINO AL 30 APRILE Il 18 gennaio si terrà al prima riunione del Tribunale arbitrale internazionale

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Massimiliano Latorre resterà in Italia fino al 30 aprile. Infatti la Corte suprema indiana ha deciso oggi di prolungare il suo permesso di convalescenza iniziato alla fine del 2014 per altri tre mesi ed ha fissato una nuova udienza per il 13 dello stesso mese. Entro quella data la massima istanza giudiziaria dell’India ha chiesto di essere informata sugli sviluppi del procedimento arbitrale avviato sul caso che vede coinvolti lo stesso Latorre e Salvatore Girone, ancora confinato presso l’ambasciata italiana a Nuova Delhi. Inoltre il Tribunale arbitrale internazionale, istituito presso la Corte permanente di arbitrato (Cpa) dell’Aja per il caso dei marò, terrà il prossimo 18 gennaio la sua prima riunione preliminare sulla vicenda che contrappone Italia e India. Lo ha appreso oggi l’Ansa da fonti vicine al dossier. “Si tratta di un meeting procedurale – ha chiarito la fonte – e di un incontro che servira’ a definire le regole provvisorie per avanzare sulla questione della giurisdizione” del caso.

Per il Governo italiano, però, la Corte suprema indiana non può decidere sul rientro di Massimiliano Latorre in India e il fuciliere di marina resterà in Italia fino alla chiusura dell’arbitrato internazionale. “Il Governo – si legge in una nota diramata dalla Farnesina – ha preso atto della decisione odierna della Corte Suprema indiana di aggiornarsi al 13 aprile per esprimersi sulla vicenda del Fuciliere di Marina Massimiliano Latorre, in attesa di acquisire la posizione del Governo di New Delhi”. “Il Governo conferma di riconoscersi nell’Ordine del Tribunale Internazionale per il Diritto del Mare del 24 agosto 2015, che aveva stabilito la sospensione da parte di India e Italia di tutti i procedimenti giudiziari interni”, si aggiunge. “Sulla base di tale Ordine, il Governo ritiene che sia preclusa ogni decisione da parte della Corte Suprema indiana relativamente al Fuciliere Latorre e che pertanto egli possa restare in Italia per tutta la durata del procedimento arbitrale internazionale avviato dal Governo il 26 giugno 2015”, conclude la Farnesina.

La decisione della Corte indiana giunge a pochi giorni dalla scadenza dell’attuale permesso di Latorre e nelle stesse ore in cui si erano fatte sempre più pressanti le richieste al governo indiano affinché agisse in maniera “decisa” per il ritorno del fuciliere di Marina in India. Il governatore dello Stato del Kerala, Oomen Chandy, aveva chiesto un intervento diretto del primo ministro Narendra Modi: “i militari italiani hanno compiuto un crimine sul territorio indiano e dunque devono rispondere alle leggi indiane”, aveva spiegato. E durissima era stata anche la presa di posizione dell’associazione dei pescatori del Kerala, che si erano detti “allarmati” dalla possibilità che Latorre potesse prolungare la sua permanenza in Italia. “La mia unica richiesta al governo indiano è di prendere misure forti per portare i colpevoli in India e per garantire che il processo continui sotto la legge indiana”, aveva protestato oggi il governatore del Kerala.

Posizione condivisa dal leader del Bharatiya Janata Party (Bjp), Nalin Kohli: “Non si può mancare di rispetto al tribunale. E sono certo del fatto che se qualcuno manca di rispetto al tribunale o non ne esegue gli ordini, il governo deve intervenire”, ha commentato. Il leader del Congresso P.C. Chacko – citato dalla stampa indiana – aveva invece ricordato che il governo italiano ha dato “rassicurazioni” sul fatto che Latorre sarebbe tornato in India al termine del suo periodo di convalescenza. “E un governo”, aveva aggiunto, “non può tornare indietro su un impegno preso. La legge del paese deve prevalere, hanno commesso dei reati in India e dovrebbero essere giudicati qui”. Alzando i toni della disputa, sull’argomento era intervenuto anche il responsabile del Kerala Fisheries Coordination Committee, Charles George, accusando il primo ministro Modi di “cedere alle pressioni della comunità internazionale” e di “tradire il popolo” indiano.

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