OBAMA SALUTA L’UNIONE E CITA PAPA FRANCESCO

293
  • English
  • Español
obama

Il Congresso riunito in seduta plenaria, tanti ospiti tra cui un rifugiato siriano, un ex clandestino, una veterana homeless e il protagonista della legalizzazione delle nozze gay e una sedia vuota per ricordare le tante vittime della violenza delle armi da fuoco. È lo scenario in cui si è svolto l’ultimo discorso sullo stato dell’Unione tenuto da Barack Obama. Sette anni dopo il suo arrivo alla Casa Bianca, il 44esimo comandante in Capo degli Stati Uniti e primo afroamericano a ricoprire questo ruolo ha incentrato il suo discorso sui cambiamenti e la speranza. In uno dei passaggi ha citato anche Papa Francesco, che lo scorso settembre durante il suo viaggio apostolico negli States, ha parlato al Congresso.

“Non farò un elenco dei provvedimenti più urgenti che questo parlamento dovrebbe adottare, stavolta parlerò dell’America e dei prossimi 10 anni”, ha dichiarato Obama sottolineando l’importanza e la necessità di ritrovare le origini della convivenza in un Paese ancora lacerato dalla partigianeria, dalla faziosità e dal tribalismo. E attacca chi vuol far credere che gli Stati Uniti stiano retrocedendo, spiegando come la “retorica del declino sia solo una fiction di bassa lega”. Per Obama sono molte le cose da fare, ma non bisogna dimenticare i 40 milioni di posti di lavoro creati durante la sua presidenza, la rinascita del la manifatturiero, la svolta energetica verde, la riforma sanitaria, gli investimenti per l’educazione.

Il presidente degli Stati Uniti parla anche del terrorismo internazionale e a chi accusa che in questo ambito non si sono viste azioni importanti ha risposto: “Chiedete ad Osama Bin Laden”. Inoltre sulla politica estera Obama ha attaccato Donald Trump e Ted Cruz. Per sconfiggere l’Isis non bastano bombardamenti a tappeto in Siria ma l’America, ha spiegato ai presenti, deve usare tutto il suo potere per eliminare il terrorismo e sconfiggere tutti i nemici come è stato fatto con Al Qaeda. Poi deve trovare alleanze, forgiare coalizioni, ricostruire un ordine in un mondo in cui la principale minaccia non sono “gli imperi del male, ma gli Stati falliti”. “Per questo dobbiamo respingere ogni politica che attacca la gente a causa della sua razza o della religione – ha aggiunto Obama attaccando direttamente il candidato repubblicano alle presidenziali 2016 Donald Trump -. Non è un problema di correttezza politica. È un problema di comprensione di cosa è che ci rende forti. Il mondo non ci rispetta solo per il nostro arsenale; ci rispetta per la nostra diversità e apertura e per il modo con cui rispettiamo tutte le fedi”.

A questo punto del suo discorso Obama ha citato anche Papa Francesco, ricordando il suo viaggio apostolico avvenuto lo scorso settembre e durante il quale ha anche avuto l’occasione di parlare al Congresso riunito in seduta plenaria. “Sua santità Papa Francesco – ha ricordato Obama – da questo podio da cui io parlo ha detto che quando i politici insultano i musulmani, quando una moschea viene vandalizzata, quando un ragazzo viene vilipeso, questo non ci rende più sicuri. Imitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il modo migliore per prendere il loro posto”. Il capo di Stato a stelle e strisce ha sottolineato come insultare i musulmani rende il Paese più sicuro, ma “ci sminuisce agli occhi del mondo e rende più difficile raggiungere i nostri obiettivi. E tradisce quello che siamo come Paese”. Alla fine del suo discorso, Obama si è detto ottimista per il futuro e ha auspicato che a succedergli fra 10 mesi sia chi è veramente in grado di portare avanti questi cambiamenti “che sono inevitabili, ma il cui successo dipende solo da scelte condivise”

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS