QUATTRO ANNI FA L'”INCHINO” CHE FECE AFFONDARE LA CONCORDIA

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Sono le 21:45 del 13 gennaio 2012. Francesco Schettino è al comando della nave da crociera Costa Concordia, di proprietà della compagnia Costa Crociere, si appresta a transitare vicino all’isola del Giglio per salutarla con il rito dell’“inchino”. A bordo ci sono 4.229 persone (3.216 i passeggeri, 1.013 i membri dell’equipaggio). In pochi minuti si consuma una tragedia: l’urto contro uno scoglio, la falla di 70 metri che si apre nello scafo, la nave che comincia ad affondare e a inclinarsi. L’incidente provoca la morte di 32 passeggeri. Il comandante viene identificato come il principale responsabile del disastro e arrestato con l’accusa di “omicidio colposo plurimo e abbandono di nave in pericolo”.
Da quel giorno il pericoloso rito degli “inchini” nelle aree di rilevante pregio paesaggistico viene abolito. L’allora Ministero dell’Ambiente, Corrado Clini, firma insieme al Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, il decreto-rotte che vieta categoricamente alle navi da crociera di passare vicino alle zone protette, a cominciare dalla laguna di Venezia e dal Santuario dei cetacei, situato nelle acque antistanti la Liguria e la Toscana. La costa è deturpata. Ma per rimuovere il relitto, è necessario estrarre il carburante e rimette in linea di galleggiamento la nave. Nel settembre del 2013 viene effettuata, con un’opera di alta tecnica ingegneristica mai tentata prima, la rotazione della nave.
Il team del Remote Operation Center (ROC) è il gruppo di lavoro che si occupa di monitorare tutte le fasi di recupero del relitto, dall’imbrigliamento al rigalleggiamento, fino alla partenza per il porto di Genova, dove sarà smantellato. E’ composto da nove persone divise in due turni. Ad affiancarli ci sono altri 47 esperti, fra cui 10 sommozzatori, tecnici specializzati nei martinetti idraulici e tecnici specializzati nel salvataggio pronti ad intervenire 24 ore su 24. A loro si aggiungono 4 biologi marini incaricati del monitoraggio ambientale e 4 osservatori di mammiferi marini.
Il viaggio della Concordia è seguito da quattordici mezzi navali, di cui due sono i rimorchiatori che la trainano. Nick Sloane, capo della squadra di ingegneri che sovraintendono alle operazioni, ha spiegato che il momento critico sarà quando, lasciata la “copertura” della Corsica a ovest, la nave potrebbe essere in balìa del mare grosso. In tal caso la carovana riparerà a La Spezia o a Livorno. Ad accompagnare il relitto ci sono anche i mezzi della Guardia Costiera, incluso un aereo che monitora dall’alto eventuali fuoriuscite di materiale potenzialmente inquinante. Considerando le diverse operazioni di recupero e la demolizione del relitto, la spesa complessiva si aggira intorno al miliardo e cinquecento milioni di euro.
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