MONS. PEREGO: “OLTRE 27 MILA PROFUGHI ACCOLTI NELLE PARROCCHIE” La Chiesa ha accolto l'appello del Papa per i rifugiati. Il presidente di Migrantes: "Grande movimento solidale"

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profughi accolti in parrocchia

La Chiesa ha accolto l’invito del Papa ad aprire le porte accogliendo oltre 27 mila migranti nelle parrocchie e in altre strutture. Lo ha detto monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione della Cei Migrantes, in una conferenza stampa nel corso della quale sono state presentate le iniziative sulla Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra domenica prossima. “Al momento dell’appello del Papa a estendere l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati nelle parrocchie, nelle comunità religiose, nei monasteri e nei santuari, nelle diocesi italiane – ha ricordato monsignor Perego – erano accolte quasi 23 mila persone”. Da settembre ad oggi, sulla base del vademecum dei Vescovi, ha rilevato ancora Perego, “abbiamo assistito a un grande movimento solidale nelle nostre diocesi e parrocchie italiane, con l’estendersi del numero di persone accolte nelle parrocchie: si stima da mille a oltre 5mila. Soprattutto laddove i comuni sono stati latitanti è cresciuto l’impegno dell’accoglienza ecclesiale (ad es. una persona su 2 richiedenti asilo e rifugiate accolte in Lombardia sono presso strutture ecclesiali). Complessivamente si stima l’accoglienza di oltre 27 mila persone nelle strutture ecclesiali”.

Il direttore di Migrantes ha quindi ricordato una decina di proposte che possono aiutare a migliorare l’accoglienza dei migranti in Italia, con una particolare attenzione ai richiedenti asilo e rifugiati in Europa e in Italia. Prima di tutto, ha spiegato monsignor Perego, “rimane necessario aprire canali di ingresso regolari sia per ricerca occupazione per i migranti che di ingresso umanitario per i rifugiati che già si trovano nei grandi campi profughi vicino alle zone di conflitto: cosa che scoraggerebbe il traffico delle persone e che eviterebbe l’inutile e insostenibile morte di persone in mare (uomini, donne e bambini), che continua e cresce da troppo tempo”. Occorre poi “trovare modalità nuove di gestione dei flussi delle persone in arrivo in Europa, siano essi migranti o richiedenti asilo, realmente comuni e che prevedano la possibilità di avere quote certe per ogni Paese europeo e che cerchino, per quanto possibile, di incrociare le disponibilità date dai diversi Paesi con i desideri e le capacità delle persone in arrivo”. Migrantes ha consigliato dunque di “trovare procedure di identificazione e di ricollocamento comuni in Europa che tengano conto del rispetto della dignità umana e dei diritti umani delle persone”. “In questo senso – ha proseguito – preoccupa la politica europea della creazione di Hotspots, di fatto centri chiusi che somigliano più a dei Cie che a dei centri di accoglienza. Inoltre i due momenti – identificazione e ricollocamento – devono viaggiare in sintonia, diversamente si creano tempi lunghi di trattenimento delle persone oltre che inevitabili rifiuti all’identificazione”.

Al quarto punto, monsignor Perego ha ricordato la necessità di “riuscire a dare una risposta più competente e più celere alle persone che fanno domanda d’asilo, da una parte riformando il sistema delle commissioni territoriali, prevedendo più formazione e personale dedicato; dall’altra aumentandone il numero per arrivare a dare a tutti una risposta entro i sei mesi che le normative europee già prevedono e nello stesso tempo provando anche ad accorciare i tempi dei ricorsi dei diniegati, che al momento aspettano anche più di un anno per riuscire ad avere una risposta”. Sarebbe poi necessario “arrivare ad avere un sistema unico e diffuso di accoglienza in Italia, che risponda a medesimi standard, procedure e sia sottoposto a puntuali controlli e verifiche rispetto ai servizi che deve erogare e rispetto alla trasparenza nella gestione dei fondi. Accogliere con trasparenza ed apertura è un reciproco vantaggio sia per chi viene accolto che per chi fa accoglienza”. “Il rapporto sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia del ministero dell’Interno dell’ottobre 2015 – ha spiegato Perego – ha evidenziato come i soldi spesi per l’accoglienza delle persone hanno una ricaduta positiva anche sui comuni e le comunità accoglienti, evidenziando che dei 30-35 euro giornalieri per l’accoglienza circa il 37% serve per la retribuzione di operatori e professionisti e circa il 23% vada in spese relative ad affitto di locali, acquisti di beni alimentari e abbigliamento: tutte cose che sono una ricaduta positiva sull’economia locale della comunità che fa accoglienza”. Sesta necessità: “Per arrivare ad avere un sistema unico bisogna superare la volontarietà di adesione dei comuni, a fronte della garanzia di fondi certi, anche nei tempi di erogazione, e superando l’ottica del co-finanziamento”.

Migrantes ha quindi ammonito sulla necessità di “programmi specifici a livello nazionale e regionale volti a facilitare l’inserimento socio-economico, abitativo dei titolari di protezione internazionale, come di ogni altra persona che in quel territorio si trovano in situazione di difficoltà rispetto alla casa o al lavoro. A riguardo, può essere preziosa la sinergia stato-Terzo Settore e Chiesa (come alcune esperienze dimostrano in diverse realtà italiane)”. Rispetto ai minori stranieri non accompagnati, avverte Migrantes, “bisogna davvero riuscire a superare la prima accoglienza in centri collettivi spesso inadeguati (oserei dire piccoli orfanatrofi) e arrivare a forme diversificate di accoglienza che prevedano non solo accoglienze in centri piccoli, ma anche affidamenti familiari o appartamenti in semiautonomia: un sistema di accoglienza familiare, unico e interno al sistema di accoglienza per richiedenti asilo nazionale: cosa che si è dichiarato già nella Conferenza Stato-Regioni del luglio 2014, ma che si è ancora lontani dall’aver realizzato”.

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