LA SIRIA DOPO I RAID RUSSI: IL REGIME DI ASSAD TORNA POTENTE I bombardamenti hanno cambiato verso alla guerra civile. L'Isis perde terreno e Damasco concentra il fuoco contro i ribelli

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assad putin

Se l’obiettivo della Russia in Siria era quello di rinsaldare il regime di Assad la missione può dirsi quasi compiuta. “Da ottobre nulle è come prima” spiega un ufficiale dell’esercito fedele al regime di Damasco a proposito dei risultati ottenuti dai raid di Mosca nel suo Paese. Cosa sia cambiato sul campo di battaglia dopo la decisione del Cremlino di intervenire nel Paese arabo lo spiega oggi in un lungo articolo “Assafir”, quotidiano libanese vicino alle milizie sciite Hezbollah che in Siria sono impegnate militarmente a fianco delle truppe di Assad.

Se da più parti si sottolinea in questi giorni la perdita di terreno subita dall’Isis, soprattutto per mano delle forze curde, questa analisi si concentra sulla guerra tra regime e formazioni all’opposizione, con una inversione di rotta forse determinante dopo la discesa in campo russa. Dal quadro emerge che le truppe governative sono passate decisamente all’attacco riuscendo, grazie alla copertura aerea russa, a conquistare molte delle principale arterie stradali.

Un’offensiva di respiro strategico che vuole garantire ad Assad il controllo di almeno quattro province: Hama e Homs nel centro, Aleppo nel Nord e Der’a nel Sud. E una corsa contro il tempo per permettere al rais di Damasco di presentarsi già da vincitore al tavolo dei negoziati fissati per il 25 gennaio a Ginevra. E che spiega, indirettamente, perché i raid russi non sono stati condotti solo in zone controllate dall’Isis.

“Prima dell’intervento di Mosca eravamo di fatto sulla difensiva”, afferma ad Askanews l’ufficiale in condizioni di anonimato “ma dopo la situazione è cambiata, l’aviazione russa ha offerto una copertura efficace alle operazioni di terra. E così siamo passati alla strategia d’attacco, come è successo alla provincia orientale e meridionale di Aleppo, in quella orientale di Hama, anche nella provincia di Homs siamo avanzati fino a raggiungere la zona merdionale. A questo bisogna aggiungere l’avanzata a Latakiya (Ovest) e Deraa (Sud)”.

L’ufficiale rivela anche un cambio tattico nelle file dei governativi “Avendo un’efficace copertura area abbiamo cambiato le dotazioni delle truppe di terra fornendo ai soldati armi leggere che li hanno resi più agili nei combattimenti ravvicinati”. Subito dopo l’inizio dell’intervento il 30 settembre scorso, l’esercito siriano a sua volta ha annunciato l’istituzione della “Quarta divisione d’assalto”.

Gli effetti dell’intervento di Mosca si sono visti presto: una avanzata dei governativi un po’ su tutti i fronti di battaglia. Dopo due settimane di raid russi, l’esercito siriano ha aperto contemporaneamente ben 10 fronti. Una mossa senza precedenti in quasi 5 anni di conflitto. Presto la portata e gli obbiettivi dell’offensiva di Damasco sono venuti a galla: aprire le principali arterie stradali tra le città del Paese. E così per la prima volta, le truppe governative sono avanzate in zone prima impensabili: come nella parte orientale della provincia di Homs; a nord e a sud della provincia di Aleppo; in varie zone della provincia meridionale di Deraa, che è il primo feudo dei ribelli dell’opposizione dallo scoppio della guerra civile.
Offensive che sono avvenute in contemporanea a significative vittorie anche nella provincia di Damasco oltre che quella a Latikiya, roccaforte del regime alawita. In particola a Est di Damasco, per la prima volta è stato violato dai governativi la roccaforte ribelle di Ghota permettendo all’esercito di riprendersi lo strategico aeroporto di al Sultan. Sul fronte Sud, in particolare nella provincia di Der’a, l’esercito di Assad si è invece ripreso il quartier generale della divisione 52, spianando la strada verso la strategica città di Sheik Miskin, principale crocevia dei ribelli del’opposizione.

A Latakia sul litorale occidentale e vicino alla frontiera turca la situazione sul terreno è decisamente cambiata a favore delle truppe di Assad. E’ di oggi infatti la notizia della conquista da parte dei governativi della località strategica di Salma, principale roccaforte dei ribelli nella regione montagnosa di Latakia.
E’ proprio nel Nord-Ovest, secondo il ben informato giornale libanese, che “sono avvenuti i più rilevanti cambiamenti sul terreno”. L’esercito di Damasco controlla quasi tutta la parte meridionale della vasta provincia di Aleppo arrivando a pochi chilometri dalla provincia di Idlib, roccaforte ribelle già dai primi giorni della rivolta siriana. Una fonte militare siriana spiega la portata strategica degli sviluppi sul terreno in questa zona: “L’importanza della zona meridionale di Aleppo sta nel fatto di essere la porta per entrare in Idlib e sta anche nel fatto che si tratta di completare la battaglia per la conquista delle strade principali dopo che la strada Aleppo-Damasco è ormai controllata dalla parte di Aleppo”. Insomma a Latakia, prima della riconquista di Salma, “i ribelli controllavano il 18 per cento del territorio della provincia di Latakia, ma oggi non controllano più del 9%”, afferma un’altra fonte militare locale che aggiunge: “le battaglie a Latakia sono legate con forza con gli sviluppi politici. I ribelli di questa zona ricevevano un consistente sostegno dalla Turchia. Erano forti sotto l’ombrello di Anakara che è stato rotto” dall’intervento russo.

A completare le operazioni militari dell’esercito siriano nella parte orientale di Aleppo è il “Fronte democratico siriano” (FDS), alleanza di recente costituzione tra 11 sigle “laiche e democratiche arabe” e le forze curde che con le loro Unita a Difesa del Popolo (YPG) costituiscono l’ossatura principale di questa formazione. Una formazione che tra l’altro gode del’appoggio sia di washington che di Mosca, invisa invece ad Ankara che non vede di buon occhi i solidi legami dell’Ypg con i curdi turchi del Pkk. Ed ecco i numeri dati dal capo di Stato maggiore delle forze armate russe dal via all’intervento di Mosca: Oltre 6.000 raid dal 30 settembre, di cui 311 dall’inizio di quest’anno, che hanno permesso il radicale cambiamento sul terreno a favore del regime di Damasco. Secondo i dati russi, nel solo mese di dicembre “sono stati liberati dai terroristi 134 località e città siriane” da aggiungere ad “altre 19 cittadine liberate dall’inizio di quest’anno”.

“Gli evidenti cambiamenti nella mappa di controllo sono avvenuti nel giro di soli 3 mesi e questo è un dato molto promettente, in particolare perchè le fazioni ribelli che combattiamo godevano dell’appoggio di diversi stati regionali che costantemente li rifornivano di armi pesanti”, confida ad al Safir un’altra fonte militare del regime. Oggi, con gli aerei russi che prendono di mira ogni convoglio camion che entra dalla Turchia, rifornire i ribelli è diventato ben più difficile. La conferenza di Ginevra inizia il 25 gennaio prossimo e i ribelli hanno già fatto sapere che non vi parteciperanno se sarà ancora in corso un intervento straniero. Quella di Assad e dei suoi alleati russi, iraniani e sciiti di Hezbollah, è una corsa contro il tempo per garantirsi un irreversiile vantaggio sul terreno.

(fonte Askanews)

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