“IL NOME DI DIO È MISERICORDIA”, PRESENTATO IL LIBRO INTERVISTA A PAPA BERGOGLIO Presentato all’Augustinianum, a Roma, il volume a cura del vaticanista Andrea Tornielli. Tra i relatori, il cardinale Parolin e il comico Benigni.

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“Il nome di Dio è misericordia”, è il titolo del libro-intervista a cura del vaticanista de “La Stampa” Andrea Tornielli (edizioni Piemme Mondadori), presentato questa mattina a Roma, all’Istituto Augustinianum, alla presenza del Segretario di Stato della Santa Sede, il cardinale Pietro Parolin, dell’attore Roberto Benigni e del detenuto cinese nel carcere di Padova Zhang Agostino Jianquing, in una tavola rotonda moderata dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi sj.

“È un libro che apre delle porte e le vuole mantenere aperte”, ha affermato il cardinale Parolin. Per il Papa, ha aggiunto il porporato, “riconoscersi peccatori è una grazia”, perché la Chiesa “condanna il peccato” ma “abbraccia il peccatore che si riconosce tale”. E “la misericordia ha anche ricadute sociali, politiche e nelle relazioni tra gli Stati”.

Nell’intervista a Papa Francesco, si evince come, nella misericordia, che è il nome e la qualità di Dio per eccellenza nelle tre religioni monoteiste (cristianesimo, ebraismo, islam), si trovi la chiave del ministero pontificale di Papa Jorge Mario Bergoglio. “La centralità della misericordia, che per me rappresenta il messaggio più importante di Gesù – dice il pontefice al giornalista –, posso dire che è cresciuta piano piano nella mia vita sacerdotale, come la conseguenza della mia esperienza di confessore, delle tante storie positive e belle che ho conosciuto”.

“Chi sono io per giudicare?”, è la frase più volte pronunciata dal Santo Padre in questi quasi tre anni di pontificato, che significa appunto, l’amore misericordioso di Dio. La misericordia, “avere il cuore vicino ai miseri, significa l’amore privilegiato di Dio per chi soffre, per i deboli, per gli abbandonati dagli uomini e, a volte, perfino dall’amore per se stessi. È amore generoso e gratuito. È un “ricominciare di nuovo”.  “Se facciamo un passo verso Dio o se almeno abbiamo il desiderio di farlo”. Purtroppo, però, dice il Papa, “abbiamo smarrito il senso del peccato” e anche “la fede nell’esistenza di qualcuno che possa salvarci, accoglierci e risollevarci”.

Per Francesco, il “rivoluzionario”, “la vita è compassione, amore, e il perdono è alla base del suo pontificato”, ha affermato Benigni alla presentazione.  ““La misericordia è la giustizia più grande, non la cancella, non la corrompe né abolisce, va oltre”. “Non è una virtù seduta in poltrona, non sta ferma un secondo, ma va incontro ai poveri e ai peccatori”. Anche questo libro, ha detto il comico che è anche un intellettuale del popolo, “innalza i nostri cuori senza annacquare il cervello”.

La misericordia significa la gioia della fede, anche nel dolore, come resurrezione dalla sofferenza del peccato, ed è questo, per Benigni, “il gigantesco segreto del cristianesimo, il suo elemento costitutivo”. “Dobbiamo diffidare degli infelici – il suo monito –. Amate le persone felici, gioiose e vicine a Dio”. Il primo miracolo di Gesù nel Vangelo di Marco, infatti, è la guarigione della suocera di Pietro: “subito dopo lei si mise a servirli, e Gesù gustava le gioie della vita”.

Il Papa risponde anche sulla questione dell’ammissione al sacramento dell’eucaristia dei divorziati risposati, tema tra i più controversi al Sinodo sulla famiglia. Sull’argomento, il pontefice ha portato anche una esperienza familiare. “Io ho una nipote che ha sposato civilmente un uomo prima che lui potesse avere il processo di nullità matrimoniale. Volevano sposarsi, si amavano, volevano dei figli, ne hanno avuti tre. Il giudice civile aveva assegnato a lui anche la custodia dei figli avuti nel primo matrimonio. Quest’uomo era tanto religioso che tutte le domeniche, andando a messa, andava al confessionale e diceva al sacerdote: ‘Io so che lei non mi può assolvere, ma ho peccato in questo e in quest’altro, mi dia una benedizione’. Questo è un uomo religiosamente formato, che ha bisogno della misericordia di Dio”.

Ai carcerati di Palmasola, in Bolivia, ha “ricordato che anche san Pietro e san Paolo erano stati carcerati”. E, “se una persona è gay, cerca il Signore e ha buona volontà”, dice il Papa: “chi sono io per giudicarla?”. “Innanzitutto mi piace che si parli di ‘persone omosessuali’ – continua il Papa nel libro-intervista –: prima c’è la persona, nella sua interezza e dignità. E la persona non è definita soltanto dalla sua tendenza sessuale: non dimentichiamoci che siamo tutti creature amate da Dio, destinatarie del suo infinito amore”.

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