Nati per morire

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Negli ultimi tempi abbiamo sentito riecheggiare più volte la parola “guerra”. Come monito, lanciato da Papa Francesco che ha parlato di Terza Guerra Mondiale in atto, come minaccia, allorché Hollande all’indomani della strage di Parigi ha deciso di inviare i caccia per radere al suolo le roccaforti dell’Isis. Il monito e la minaccia sono sostanzialmente due facce della stessa medaglia.

Il Pontefice ha voluto alzare l’attenzione su un tema che è quello delle distruzione reciproca tra esseri umani, la quale lungi dal risolvere le cose le complica. Si dirà: ma i jihadisti assassini vanno eliminati, sradicati, per non permettergli di fare altro male. A parte il fatto che la cronaca stessa smentisce il fatto per il quale basta dichiarare guerra per ottenere il risultato sperato – visto che il sedicente Stato islamico è ancora lì – ma non è certo bombardando che si può arrivare all’obiettivo.

Addirittura nel lessico militare è stato eliminato il termine “bombe intelligenti”, proprio per l’impossibilità di colpire solo chi è nel “target”. A farne le spese infatti non sono i soldati, ma i civili. Soprattutto i più deboli, i bambini. Muoiono in mare, sulle coste europee partiti per inseguire un sogno di normalità; ma muoiono anche e soprattutto nei luoghi dove si combatte, quando qualcuno decide di usarli come scudi umani e qualcun altro di sganciargli sopra una pioggia di bombe. Non possono difendersi, dicevamo, attaccati da ogni fronte: interno come esterno. Sono loro la vera carne da macello immolata sull’altare della rabbia tra i popoli.

L’ultimo orrendo episodio ci racconta di almeno 12 piccoli uccisi in due diversi attacchi nella regione di Aleppo, nel nord della Siria. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), parla di un raid aereo russo su una scuola e di colpi di mortaio sparati dagli insorti.

Ma sono solo gli ultimi di centinaia di minorenni massacrati dalla guerra dei “grandi”; l’Archivio Siriano dei Martiri della Rivoluzione (organizzazione che registra le morti in teatri di combattimento) ne ha segnalati almeno 232 che non avevano più di 3 anni; almeno 2.000 quelli entro i 10 anni. E le stime sono per difetto. Nella Repubblica Centraficana, negli anni, si stimano 600mila vittime, tra bambini e adolescenti.

A questo punto diventa effimero pensare di dividere i contendenti in buoni e cattivi. La morte di ogni bambino è la morte di un frammento di civiltà. Altro che Paesi evoluti…

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1 COMMENT

  1. E che dire dei bambini che neanche nascono? A parte quelli eliminati con l’aborto volontario, pensiamo mai a tutti quelli che vengono deliberatamente portati ad esistenza nei laboratori dove di pratica la fecondazione artificiale e poi vengono selezionati, scartati e congelati?

    Poi (dopo un numero imprecisato e imprecisabile di vittime) alcuni vengono impiantati: di questi ultimi vedono la luce circa 2 bambini su 10.

    Vogliamo dire che siccome sono in stato embrionale non sono bambini? Sarebbe come dire che siccome sono neonati, allora non sono adulti, e quindi possono essere soppressi…

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