“MI CHIAMO GESÙ”, FOLLE CERCA DI RAPIRE I CANI DI OBAMA

499

Un fucile a pompa, una carabina calibro 22, oltre 350 proiettili, un machete con la lama lunga una trentina di centimetri e un manganello. Obiettivo: rapire un cane. Non uno qualsiasi, bensì il “first dog”, quello del presidente degli Stati Uniti. Ma Bo, questo il nome dell’esemplare maschio del tipo da acqua portoghese, può dormire sogni tranquilli. Infatti, il servizio americano di sicurezza presidenziale è riuscito ad arrestare Scott D. Stockert, 49 anni, intenzionato a scavalcare la recinzione della Casa Bianca per privare la famiglia Obama del suo animale da compagnia.

L’uomo era giunto a Washington con il suo pick-up, e si era fatto migliaia di chilometri attraverso gli Stati Uniti, da Dickinson, nel North Dakota, fino alla Capitale, passando per New York. Non è chiaro come ma, secondo la “Nbc”, lungo la strada, delle strane intenzioni del quarantanovenne, sono venute a conoscenza le autorità del Minnesota, che lo hanno segnalato alla sicurezza presidenziale. Poco dopo che Stockert aveva preso una stanza in un albergo nei pressi del Campidoglio, un gruppo di agenti ha fatto irruzione all’interno e lo ha interrogato. Sosteneva di chiamarsi Gesù Cristo, di essere figlio di John Fitzgerald Kennedy e di Marilyn Monroe, e di volersi candidare alla Presidenza degli Stati Uniti.

Solo alla fine ha rivelato loro il proprio progetto, ma senza giustificarlo. Alla domanda se avesse armi con sè, li ha condotti al suo camioncino. Sotto al sedile posteriore gli agenti hanno trovato un arsenale. A quel punto è scattato l’arresto. Comparso davanti ai giudici, è stata ordinata l’apertura di un’istruttoria a suo carico: stranamente, però, gli è stata concessa la libertà provvisoria. Unica condizione: tenersi alla larga dalla Casa Bianca, dal Campidoglio, e, soprattutto, dal “first dog”.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS