BERGOGLIO AI DIPLOMATICI: “NECESSARIO UN IMPEGNO PER ROVESCIARE LA CULTURA DELLO SCARTO” Papa Francesco ha incontrato stamani nella Sala Regia in Vaticano il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per il tradizionale scambio di auguri di inizio anno

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Papa Francesco ha incontrato stamani nella Sala Regia in Vaticano il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per il tradizionale scambio di auguri di inizio anno. In occasione dell’incontro, una nota ricorda che sono 180 gli Stati che attualmente intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Ad essi vanno aggiunti l’Unione Europea e il Sovrano Militare Ordine di Malta, come anche la Missione Permanente dello Stato di Palestina. Per quanto riguarda le Organizzazioni internazionali, il 4 giugno 2015 la Santa Sede è diventata Osservatore presso la Comunità caraibica (CARICOM).

Le Cancellerie di Ambasciata con sede a Roma, incluse quelle dell’Unione Europea e del Sovrano Militare Ordine di Malta, sono 86, essendosi aggiunte nel corso dell’anno le Ambasciate di Belize, di Burkina Faso e di Guinea Equatoriale. Hanno sede a Roma anche la Missione dello Stato di Palestina e gli Uffici della Lega degli Stati Arabi, dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Ai 180 diplomatici intervenuti, Francesco, dopo i saluti, ha focalizzato il suo intervento sui temi caldi della libertà religiosa e della convivenza pacifica tra religioni: “La convivenza pacifica fra appartenenti a religioni diverse è possibile laddove la libertà religiosa è riconosciuta e l’effettiva possibilità di collaborare all’edificazione del bene comune, nel reciproco rispetto dell’identità culturale di ciascuno, è garantita”. “D’altra parte – prosegue – ogni esperienza religiosa autenticamente vissuta non può che promuovere la pace. Ce lo ricorda il Natale che abbiamo da poco celebrato e nel quale abbiamo contemplato la nascita di un bambino inerme, «chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace»”.

Francesco, dopo aver ripercorso i viaggi apostolici dell’ultimo anno (a Sarajevo, capitale martoria dall’odio religioso della Bosnia ed Erzegovinain; in Bolivia, Ecuador, Paraguay, Cuba, a Filadelfia (usa) per l’incontro delle famiglie; Sri Lanka e Filippine nonché l’ultimo in ordine di tempo per indire il Giubileo straordinario della Misericordia, inaugurato eccezionalmente a Bangui nel corso del viaggio apostolico in Kenya, Uganda e Repubblica Centroafricana) si è soffermato sull’emergenza migratoria. “Invero – spiega – tutta la Bibbia ci narra la storia di un’umanità in cammino, perché l’essere in movimento è connaturale all’uomo. La sua storia è fatta di tante migrazioni, talvolta maturate come consapevolezza del diritto ad una libera scelta, sovente dettate da circostanze esteriori”.

E così, oggi come allora, udiamo il grido di Rachele che piange i suoi figli perché non sono più: “È la voce delle migliaia di persone che piangono in fuga da guerre orribili – dice il Pontefice – da persecuzioni e violazioni dei diritti umani, o da instabilità politica o sociale, che rendono spesso impossibile la vita in patria. È il grido di quanti sono costretti a fuggire per evitare le barbarie indicibili praticate verso persone indifese, come i bambini e i disabili, o il martirio per la sola appartenenza religiosa”.

Secondo il successore di Petro, occorre un impegno comune “che rovesci decisamente la cultura dello scarto e dell’offesa della vita umana, affinché nessuno si senta trascurato o dimenticato e altre vite non vengano sacrificate per la mancanza di risorse e, soprattutto, di volontà politica”. Da parte sua, l’anno da poco iniziato si preannuncia carico di sfide, e non poche tensioni si sono già affacciate all’orizzonte: “Penso soprattutto ai gravi contrasti sorti nella regione del Golfo Persico, come pure al preoccupante esperimento militare condotto nella penisola coreana”. “Auspico – precisa – che le contrapposizioni lascino spazio alla voce della pace e alla buona volontà di cercare intese”.

Da parte sua, conclude il Pontefice rivolto al corpo diplomatico, “la Santa Sede non smetterà mai di lavorare perché la voce della pace possa essere udita fino agli estremi confini della terra. Rinnovo pertanto la piena disponibilità della Segreteria di Stato a collaborare con Voi nel favorire un dialogo costante tra la Sede Apostolica e i Paesi che rappresentate a beneficio dell’intera Comunità internazionale, con l’intima certezza che quest’anno giubilare potrà essere l’occasione propizia perché la fredda indifferenza di tanti cuori sia vinta dal calore della misericordia, dono prezioso di Dio, che trasforma il timore in amore e ci rende artefici di pace”.

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