VENDITA ILVA GENOVA: I LAVORATORI OCCUPANO IL CORTILE DEL COMUNE Mobilitazione nella città ligure. Sindacati in piazza per chiedere il mantenimento dei livelli occupazionali

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I dipendenti dell’Ilva di genova hanno occupato il cortile di Palazzo Tursi, sede del Comune ligure. Il corteo, che inizialmente doveva recarsi in Prefettura, ha fatto una improvvisa deviazione e i lavoratori sono entrati in Municipio. “Da questo momento – hanno detto – consideriamo il Comune di Genova occupato dai lavoratori dell’Ilva”. La mobilitazione proseguirà “fino a quando non ci verrà fornita solo la data della convocazione del Collegio di vigilanza sull’accordo di programma ma anche adeguate garanzie” ha detto Armando Palombo della Rsu Fiom Ilva.

Questa mattina la manifestazione si è snodata per le vie di Genova, aperta dallo striscione “Pacta servanda sunt” (“I patti vanno rispettati”). Obiettivo dell’iniziativa era avere un colloquio col Prefetto Fiamma Spena per chiedere, in vista della vendita dell’Ilva, la convocazione del collegio di vigilanza sull’accordo di programma siglato nel 2005 che prevede la continuità salariale e il mantenimento dei livelli occupazionali. In marcia anche una rappresentanza di lavoratori di Selex, Ansaldo Energia e della Compagnia Unica dei lavoratori portuali. Oggi dei 1635 dipendenti dell’Ilva di Genova circa 800 sono in solidarietà al 60 per cento del salario.

In piazza erano presenti rappresentanti dei tre sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm ma con posizioni molto diverse. “Per noi – ha spiegato Alessandro Vella, della Fim Cisl – la preoccupazione maggiore riguarda il futuro industriale dell’Ilva. Per questo chiediamo che venga convocato un incontro a Roma affinché, attraverso il ministero dello Sviluppo Economico, il governo crei le condizioni per far arrivare acquirenti con un serio piano di rilancio dell’azienda. E’ necessario cercare quei soggetti che acquistino l’Ilva con un disegno di politica industriale in grado di garantire la sopravvivenza della siderurgia italiana”.

Per quanto riguarda, poi, la polemica sollevata dal cosiddetto “emendamento Basso” (Lorenzo Basso, Pd) che prevede l’integrazione al reddito fino al 70 per cento per i lavoratori con contratti di solidarietà fino a settembre, Vella ha aggiunto che “se sarà approvato per noi e’ un fatto positivo. Ricordo che questa integrazione riguarda solo il sito genovese”. Anche per la Uilm “quell’emendamento è positivo – spiega il segretario Antonio Apa – perché coglie l’aspetto sia dell’integrazione salariale sia dei lavori socialmente utili. Quell’emendamento sarà convertito in legge entro il prossimo 3 febbraio e se le risorse previste dovessero essere insufficienti vorrà dire che sarà l’Inps a intervenire”.

Molto diversa, invece, la posizione della Fiom. “E’ inaccettabile – ha spiegato Bruno Manganaro, segretario genovese della Fiom Cgil – che governo e istituzioni non rispettino l’accordo di programma. L’emendamento presentato dal Pd è una presa in giro, una polpetta avvelenata perche’ non risolve niente. Noi vogliamo che l’accordo di programma sia rispettato e questo cale sia per il salario sia per la continuità occupazionale: se qualcuno pensa di vendere l’Ilva cancellando quell’accordo si troverà di fronte la rabbia dei lavoratori”.

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