DDL BOSCHI: C’E’ IL SI’ DELLA CAMERA

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ministro boschi

L’Aula di Montecitorio ha approvato il ddl Boschi per la riforma della Costituzione. Il testo è stato licenziato con 367 sì, 194 no e 5 astenuti. Il disegno legge ora tornerà al Senato per la seconda lettura. Soddisfatto il ministro Maria Elena Boschi.”Sono molto contenta -ha detto- ma non è il voto definitivo. Ci sono ancora due passaggi, adesso ci prepariamo per il Senato”.

La riforma Boschi modifica e completa quella del Titolo V del marzo 2001 che ha introdotto il federalismo. Anche se il Senato continuerà a chiamarsi con lo stesso nome, saranno molteplici e profonde le modifiche che verranno apportate. La nuova camera alta sarà composta da 95 membri eletti dai Consigli Regionali (21 sindaci e 74 consiglieri-senatori), più 5 soggetti nominati dal Capo dello Stato che resteranno in carica per 7 anni. Avrà competenza legislativa piena solo su riforme e leggi costituzionali. Per quanto riguarda le leggi ordinarie, potrà chiedere alla Camera di modificarle, ma Montecitorio non sarà tenuta a dar seguito alla richiesta. Se il Senato dovesse chiedere alla Camera di modificare una legge che riguarda il rapporto tra Stato e Regioni, l’assemblea di Montecitorio potrà respingere la richiesta solo a maggioranza assoluta.

La novità introdotta in Senato su richiesta della minoranza Pd è la cosiddetta “legittimazione popolare”: saranno i cittadini, al momento di eleggere i Consigli Regionali, a indicare quali consiglieri saranno anche senatori. I Consigli, una volta insediati, saranno tenuti a ratificare la scelta. Inoltre, i 95 senatori saranno ripartiti tra le Regioni in base al loro peso demografico. I Consigli Regionali eleggeranno con metodo proporzionale i senatori tra i propri componenti; uno per ciascuna Regione dovrà essere un sindaco.

Per quanto riguarda la dolente nota dell’immunità parlamentare, con il ddl Boschi i nuovi senatori godranno delle stesse tutele dei deputati. Non potranno essere arrestati o sottoposti a intercettazione senza l’autorizzazione del Senato. In merito al federalismo, verranno riportate in capo allo Stato alcune competenze come energia, infrastrutture strategiche e sistema nazionale di protezione civile. Inoltre, su proposta del governo, la Camera potrà approvare leggi anche nei campi di competenza delle Regioni, “quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”.

Novità anche per l’elezione del Presidente della Repubblica: lo eleggeranno i 630 deputati e i 100 senatori insieme. Per i primi tre scrutini occorrono i due terzi dei componenti, poi dal quarto si scende ai tre quinti; dal settimo scrutinio sarà invece sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti. Attualmente, il quorum è più basso: basta la maggioranza assoluta degli aventi diritto dalla quarta votazione in poi. Quorum minore per i referendum: per renderlo valido basterà la metà degli elettori delle ultime elezioni politiche, anziché la metà degli iscritti alle liste elettorali. Salgono invece da 50.000 a 150.000 le firme necessarie per presentare un ddl di iniziativa popolare. Però i regolamenti della Camera dovranno indicare tempi precisi di esame, clausola che oggi non esiste.

In merito alla tanto discussa legge elettorale, il ddl introdurrà il ricorso preventivo alla Corte Costituzionale su richiesta di un quarto dei componenti della Camera. Tra le norme transitorie ci sarà anche la possibilità di ricorso preventivo già in questa legislatura. Anche l’Italicum potrebbe dunque finire dunque all’esame della Corte. Infine, le Provincie verranno cancellate dalla Costituzione, atto necessario per abrogarle definitivamente, e stessa sorte anche per il CNEL – il Consiglio Nazionale Economia e Lavoro – l’organo costituzionale secondo la “vecchia” Carta del 1948.

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