IL GIOCO CHE SPORCA LA DIVISA

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slot machines

In Italia, dagli ultimi dati disponibili, ci sono 414.158 slot machine – escluse le migliaia irregolari – cioè una ogni 143 abitanti: negli Stati Uniti ce n’è una ogni 372, in Germania una ogni 261. Un giro d’affari da milioni di euro, che se fa entrare tanti soldi nelle casse dello Stato altrettanti ne fa uscire da quelle delle famiglie italiane. Il demone del gioco rovina le persone, corrode i cuori e le menti, crea aspettative regolarmente deluse. E non aggredisce solo direttamente, cioè facendo del male a chi ne è vittima, ma opera negativamente anche altrove. A partire dai familiari, colpiti anch’essi delle conseguenze nefaste delle ludopatie. E da chiunque venga corrotto dal denaro che gira intorno a questo business.

Accade persino che a trasformarsi da guardie in ladri siano gli stessi tutori dell’ordine. Intendiamoci, mele marce in un sistema sostanzialmente (e per fortuna) sano, dove migliaia di colleghi operano e agiscono in totale correttezza verso le istituzioni e i cittadini. Ma succede anche che due finanzieri preposti al controllo e al sequestro delle slot machine decidano di appropriarsi dei soldi degli sfortunati giocatori passando illegalmente all’incasso.

Una brutta storia, descritta bene nella sentenza 215/2015, una delle ultime che la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale della Lombardia, ha pronunciato lo scorso anno. “Il peculato – è scritto nel provvedimento giudiziario – si riferisce all’attività eseguita dai due militari presso un esercizio di Seregno, ove, come dichiarato a s.i.t. dal titolare, i predetti hanno prelevato le monete contenute nelle slot machines, pari a circa 600 euro, senza provvedere alla loro confisca come invece disposto dall’Autorità Giudiziaria”. Una carriera rovinata per pochi spiccioli. Tutto perso: posto fisso, onore, futuro. Questo per sé e, purtroppo, per le proprie famiglie. Ecco cosa può causare il binomio gioco/soldi.

Senza considerare l’impatto sociale che provoca vedere un finanziere comportarsi come uno di quei manigoldi che deve combattere. “Le notizie stampa – dicono i giudici – sono solo uno dei tanti elementi di valutazione del danno all’immagine (…). Infatti, non può farsi a meno di considerare anche la stessa proiezione dell’immagine lesa all’interno dell’Amministrazione. Non si vede, quindi, quale differenza sostanziale ricorra, ai fini considerati, tra la vastità dell’eco dell’intera vicenda che ha visto coinvolto il convenuto, vicenda notevolmente veicolata dai mass media, e quella più ristretta che, comunque, colpisce il senso dell’onore e l’orgoglio di appartenenza al Corpo della Guardia di Finanza dei tanti militari che esercitano con dignità e senso del dovere le funzioni demandate”.

Eppure il gioco, se da una parte viene condannato anche dallo Stato quale fonte di pericolo sociale, dall’altro viene alimentato. Un cortocircuito ormai atavico: nella legge di Stabilità sono stati inseriti, per rastrellare soldi, altri 22 mila “punti azzardo”, cioè sale giochi o spazi dedicati nei locali pubblici. Il comunicato stampa di Palazzo Chigi inserisce la voce tra le “risorse” che dovrebbero reggere i conti della finanziaria sei voci, di cui due in tema: “Imposta sui giochi” e “Giochi (nuove gare)”. Ricavato previsto: circa 500 milioni. Li pagano i gestori con le tasse, ma essi lucrano sulle debolezze della gente, come in una devastante e spietata catena alimentare.

Sul sito dell’Aams (Agenzia delle dogane e dei monopoli) si legge: “L’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato è il garante della legalità e della sicurezza in materia di apparecchi e congegni da divertimento e intrattenimento. Assicura la trasparenza del gioco mediante la verifica di conformità alle prescrizioni normative degli apparecchi e delle loro modalità di funzionamento. L’Amministrazione intende valorizzare il ruolo sociale del gioco, la voglia di divertirsi con serenità, moderazione e senso di responsabilità. Fissare le regole e, nel contempo, farle rispettare, significa educare al gioco valorizzandone la funzione di aggregazione sociale, di momento di creatività e di comunicazione tra gli individui”.

Uno schiaffo all’intelligenza, una vera presa in giro, un nonsense: non si capisce infatti quale “aggregazione sociale” e “comunicazione tra individui” ci possano essere nel tenere una singola persona con lo sguardo fisso su uno schermo in attesa che arrivi la fortuna. A meno che per “sociale” non si intendano… le comunità di recupero per ludopatici.

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1 COMMENT

  1. Bravo Perfetti!
    Manca solo che lo Stato si occupi di prostituzione, ed ecco che si comporterebbe esattamente come i vecchi mafiosi d’America: donne e gioco d’azzardo.
    Siccome questa attività mal si concilia con la politica della porta aperta verso i migranti, comincio a pensare che anche questa abbia poco a che fare con il nostro spirito samaritano, con cui viene giustificato (anche se mal ripagato).
    Comunque complimenti a Lei per il coraggio di dire la verità, per scomoda che sia.

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