PARIGI, ASSALTO AL COMMISSARIATO: SI SEGUE UNA PISTA TEDESCA

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Proveniva dalla Germania, e precisamente in un appartamento all’interno di un rifugio per richiedenti asilo di Recklinghausen, l’uomo che il 7 gennaio è stato ucciso per aver tentato di irrompere con un coltello e una finta cintura esplosiva all’interno di un commissariato di Montmartre, a Parigi. Ne sono convinti gli inquirenti francesi che nei giorni scorsi hanno trasmesso l’informativa alla polizia tedesca. Ieri è andato in scena il blitz proprio nel ricovero per profughi. Gli agenti del Nord Reno-Westfalia hanno precisato in una nota, nella tarda serata di ieri, di avere agito in base a “prove concrete” ottenute dalle autorità di sicurezza francesi.

I risultati del blitz devono ancora essere valutati con la controparte francese, ma non vi sarebbe alcuna prova di un piano per eventuali attacchi terroristici. Al momento, la polizia tedesca non vuole rivelare altre informazioni, per non nuocere alle indagini in corso. Gli investigatori francesi stanno intanto ancora cercando di capire quali fossero le vere intenzioni dell’uomo. Il responsabile dell’indagine, Francois Molins, ha detto che su un pezzo di carta trovato addosso al cadavere è annotato un giuramento di fedeltà al Califfo e ha dichiarato che “la sua azione è collegata alle morti in Siria”. L’uomo aveva addosso anche un telefono cellulare con una sim tedesca, ha aggiunto. L’attacco è avvenuto durante le commemorazioni in corso a Parigi a un anno dall’attacco di estremisti islamici al giornale satirico Charlie Hebdo in cui morirono 12 persone, tra cui alcuni noti disegnatori.

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