“ALEA IACTA EST”, QUEL GIORNO IN CUI CESARE SFIDO’ ROMA

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cesare rubicone

“Alea iacta est”, ovvero “il dado è tratto”. Conosciamo la celebre frase di Cesare sin dai tempi di scuola. Quel che non sappiamo è se sia stata pronunciata davvero o non si tratti piuttosto di un’enfatizzazione, costruita ad arte dagli storici per sottolineare la risolutezza del “Divo Giulio”, vissuto qualche millennio prima di Andreotti. Di sicuro c’è che Cesare il 10 (o il 12) Gennaio del 49 a.C. oltrepassò il Rubicone, compiendo un vero e proprio colpo di Stato. La conseguenza della violazione di una legge della Repubblica, quella di non passare il piccolo fiume romagnolo con legioni armate al seguito, fu lo scoppio della guerra civile, poi raccontata dallo stesso Cesare.

L’antefatto è la più politica delle vicende: l’uomo nuovo viene prima sfruttato dall’aristocrazia per consolidare il suo potere, poi, quando acquisisce potere e fama, tali da metterla in pericolo, viene invitato a ritirarsi o, nella peggiore delle ipotesi, si cerca di farlo fuori. Così quando il Senato gli ordinò, dopo la vittoriosa campagna gallica, di congedare l’esercito, consegnare alla Repubblica la Gallia Cisalpina e di tornare a Roma per essere accolto come un eroe, l’ambizioso generale sentì puzza di bruciato. E dopo qualche mese di esitazione si decise a sfidare la sua stessa Patria per acquisirne il comando.

La Guerra Civile si concluse con la vittoria di Cesare su Pompeo a Farsalo, cui seguì l’uccisione in Egitto dell’ex triumviro (gesto col quale il faraone bambino Tolomeo pensava di ingraziarsi il vincitore e che invece lo fece infuriare). Nel 44 Cesare fu nominato dittatore a vita,ma durò poco. Alle Idi di Marzo dello stesso anno venne assassinato in Senato da un gruppo di congiurati, il cui scopo era restituire pieni poteri al Senato. Ma di fatto questo non avvenne mai: proprio lì, sul Rubicone, era di fatto iniziata l’età imperiale.

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