LA DONNA CHE HA SFIDATO L’ISIS

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Ruqia Hassan Mohammed era quella che in gergo viene definita una “citizen journalist”, una coraggiosa donna di Raqqa, dal 2013 roccaforte dell’Isis in Siria, che svolgeva attività di reporter, firmando articoli di denuncia e di cronaca, di pungente ironia contro il Califfato, perlopiù con lo pseudonimo di Nisan Ibrahim.  È stata assassinata, nel mese di settembre, dopo essere stata prelevata in luglio, secondo quanto riferito da alcuni attivisti locali attraverso l’agenzia d’informazione Syria Direct. La notizia ufficiale è stata data soltanto pochi giorni fa, dai miliziani alla famiglia. Sarebbe stata “giustiziata” con l’accusa di “spionaggio”.

Lo hanno reso noto alcuni media britannici, tra cui il quotidiano The Independent, che ha pubblicato l’ultimo post sul profilo Facebook della giovane donna, del mese di luglio scorso, per ironizzare sulla guerra al web e al wifi dichiarata dagli jihadisti dello Stato islamico. “Avanti, tagliateci internet, i nostri piccioni viaggiatori non se ne lamenteranno”, scriveva Ruqia.

Aveva trent’anni, aveva studiato filosofia ad Aleppo. Sapeva di essere un obiettivo della violenza repressiva e vendicatrice dell’Isis. “Sono a Raqqa e ho ricevuto minacce di morte, ma quando l’Isis mi arresterà e mi ucciderà sarà tutto ok, perché loro mi taglieranno la testa e io ho la dignità”, si legge in un altro post. “Meglio che vivere nell’umiliazione sotto l’Isis”, aggiungeva.

Dopo averla catturata e poi uccisa, gli jihadisti avevano hackerato il suo account Facebook, utilizzandolo fino ai giorni scorsi, per cercare di attirare in trappola altri attivisti.

Secondo quanto riferito dagli attivisti, soltanto negli ultimi tre mesi del 2015, sarebbero cinque, i giornalisti assassinati dai seguaci del Daesh.  Ma Ruqia è in una lunga lista di eroi del quotidiano uccisi dall’Isis perché “spie”. Tra i “dissidenti” assassinati, anche il regista Naji Jerf, in pieno giorno, nella città turca di Gaziantep. Nelle stesse ore in cui è stata data la notizia della morte della donna siriana, girava un video, sul web, con l’esecuzione di cinque uomini accusati da fare informazione per la Gran Bretagna.

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