PRIMAVERA ARABA, PER LA RICORRENZA BANDITA LA POLITICA DALLE MOSCHEE IN EGITTO

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Il ministero per le Strutture religiose egiziano ha lanciato un avvertimento a predicatori e imam a non consentire l’apertura delle moschee a manifestazioni di protesta in vista del quinto anniversario delle rivolte del 25 gennaio 2011 nel quadro delle manifestazioni della “primavera araba”. Lo riferiscono i media di stato egiziani. In un comunicato, il ministero ha sottolineato che “qualsiasi imam che permettera’ l’utilizzo delle moschee per manifestazioni politiche verra’ posto sotto accusa”. Secondo la nota, i funzionari del ministero dedicheranno i prossimi sermoni del venerdì a criminalizzare e proibire proteste in occasione dell’anniversario della rivolta popolare che portò alla deposizione del presidente Hosni Mubarak nel febbraio 2011.

E’ stato infatti l’Egitto lo scenario più reattivo alla lezione della rivoluzione tunisina del gennaio 2011: dopo l’autoimmolazione di un uomo, datosi fuoco il 17 gennaio davanti al palazzo del Parlamento del Cairo, le opposizioni organizzavano per il 25 gennaio una giornata della collera, con obiettivi principali la lotta per il lavoro e un allentamento della repressione, soprattutto mediante la fine dello stato d’emergenza, che in Egitto vigeva da quasi tre decenni. Da notare che anche in Egitto la mobilitazione contro il regime di Mubarak è apparsa sin dall’inizio guidata dai giovani: anche un movimento come quello dei Fratelli musulmani, ben radicato nella società egiziana, manteneva in questa fase un profilo basso, sostenendo di partecipare alla mobilitazione in quanto movimento popolare, senza prefiggersi di poterla guidare.

 

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