La “misericordia” di Edith

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“Rimettiamoci alla misericordia di Dio che sia venire a capo di tutto ciò che si fa beffe della nostra forza…la speranza in questa futura rivelazione mi dà una grande gioia… quando ciò che vediamo esternamente in noi e negli altri ci toglierebbe il coraggio”. E’ Edith Stein a scrivere: grande santa tedesca di origini ebraiche, filosofa di profonda intelligenza speculativa, assistente di Husserl, patrona d’Europa: è opportuno ricordarla non solo per la prossima giornata della memoria (27 gennaio, in commemorazione delle vittime della Shoah), ma perché alla sua scuola si trova la fiducia nella misericordia che splende nonostante le tenebre del male e della violenza tanto drammaticamente caratterizzanti quel “secolo breve” in cui la santa carmelitana visse, fino alla morte, ad Auschwitz.

Uno dei modelli biblici preferiti da Edith era la regina Ester, che aveva rischiato la vita per la salvezza del proprio popolo: “Devo continuamente pensare alla regina Ester che venne sottratta al suo popolo per renderne conto davanti al re. Io sono una piccola Ester, povera ed impotente, ma il Re che mi ha scelta è infinitamente grande e misericordioso. E questa è una grande consolazione».… “Non mi è mai piaciuto pensare che la misericordia di Dio si fermi ai confini della Chiesa visibile. Dio è la verità chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no”.

Questa speranza nella misericordia divina presente nella Stein nonostante in prima persona ella vivesse grandi difficoltà e persecuzioni, è esemplare proprio in questi nostri tempi in cui il male e la violenza continuano ad allignare insidiosi: così anche la “Misericordiae Vultus”, la bolla di indizione del Giubileo straordinario della misericordia, invita a “guardare al futuro con speranza…varcando una Porta della Misericordia, dove chiunque entrerà potrà sperimentare l’amore di Dio che consola, che perdona e dona speranza”.

Ma com’è che la misericordia si pone dinanzi al male? Scriveva sempre Edith Stein: “L’essenza dell’amore è andare verso un’altra persona”: tornano in mente i “verbi d’azione” suggeriti per l’Anno giubilare dall’arcivescovo di Catanzaro-Squillace e Presidente CEC, monsignor Vincenzo Bertolone: “prendere l’iniziativa senza paura”, “compiere il primo passo”, “precedere nell’amore”, “andare incontro” e “cercare i lontani”.

Dinanzi all’incalzante spirale di violenza che sembra rendere amaro il presente, e oscuro l’orizzonte del nostro futuro, approfondire la conoscenza della figura di Edith Stein, appena accennata, può donarci luce per cogliere e offrire più fortemente i segni della presenza e della vicinanza misericordiosa di Dio.

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