LIBERATO PADRE DHIYA AZZIZ, CUSTODE DI TERRA SANTA

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È stato liberato e sta bene, padre Dhiya Azziz,dell’Ordine dei Frati minori, parroco di Yacoubieh in Siria, rapito lo scorso 23 dicembre, mentre tornava dalla Turchia, in visita dai genitori, rifugiati dall’Iraq occupata dall’Isis. La notizia è stata data con un comunicato stringato sul sito web della Custodia della Terra Santa. Era già stato sequestrato nel luglio scorso ed era riuscito a fuggire.

Padre Dhiya Azziz è nato a Mosul, l’antica Ninive, in Iraq, il 10 gennaio 1974. Dopo avere preso  i voti religiosi, nel 2002, aveva vissuto a lungo in Egitto. Nel 2010 era rientrato nella Custodia di Terra Santa e quindi era stato inviato ad Amman. Poi era stato trasferito in Siria, a Lattakia e in seguito a Yacoubieh, nella regione dell’Oronte, un’area particolarmente pericolosa in quanto sotto il controllo di Jaish al-Fatah.

Sono ancora nelle mani degli jihadisti  i vescovi ortodossi monsignor Boulos Yazigi, metropolita della Chiesa di Antiochia, e  monsignor Mar Gregorios Youhanna Ibrahim, metropolita della Chiesa siro-ortodossa, dall’aprile 2013, anche loro prelevati mentre si trovavano al confine con la Turchia. Nessuna notizia anche del padre gesuita italiano padre Paolo Dall’Oglio, rapito anche lui in Siria il 29 luglio 2013, e dei sacerdoti padre Michel Kayyal, armeno cattolico, e padre Maher Mahfuz, greco-ortodosso, rapiti due anni e mezzo fa, il 9 febbraio 2013.

Padre Dall’Oglio, da oltre trent’anni in Siria, si è sempre impegnato per il dialogo di pace tra cristiani e musulmani e per la giustizia sociale nel Paese, nel carisma di Sant’Ignazio. Aveva fondato il monastero di Mar Mousa. Si trovava a Raqqa, la città siriana occupata dagli integralisti dello Stato Islamico, quando era stato rapito, ormai due anni e mezzo fa. Nel mese di ottobre 2015 è stato liberato padre Jacques Murad, il sacerdote siro-cattolico, della stessa comunità di padre Dall’Oglio, che era stato sequestrato dai miliziani dell’Isis cinque mesi prima.

Sono oltre 20mila le persone scomparse, tra religiosi e laici, che si presume prigionieri dei fanatici islamisti o dei ribelli siriani. “Più passa il tempo e più aumenta il clima di sfiducia e di paura tra la gente”, ha dichiarato monsignor Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria.

Ai microfoni di Radio Vaticana, padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa, ieri ha dichiarato che “la situazione in Siria è sempre grave, drammatica”, e ha aggiunto:  “Noi siamo molto contenti e soddisfatti che padre Dhiya sia stato finalmente liberato”. E poi ha affermato che “i canali di comunicazione sono ancora aperti” per la liberazione degli altri sacerdoti.

In una intervista esclusiva a In Terris, il 13 dicembre scorso, il vicario patriarca della Chiesa siro-cattolica di Antiochia, dell’arcidiocesi di Damasco dei Siri, monsignor Youhanna Jihad Battah, ha dichiarato che “la situazione non è omogenea. Aleppo è una zona rovente. In Iraq, i cristiani sono perseguitati, scappano dal Paese”.

Sono oltre 12milioni i siriani fuggiti dal Paese, più 10mila sono bambini sotto i cinque anni, in un quinquennio di guerra “importata” dall’esterno, e altrettanti soffrono la fame.

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