TERRORISMO E VENTI DI GUERRA, COSI’ AFFONDA LA TURCHIA

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turismo turchia

C’era una volta la porta sull’Europa, il ponte dell’Est verso l’Ovest e viceversa. Il Paese di Troia e Costantinopoli, della Persia e dell’impero Ottomano. Il punto di passaggio per eccellenza, la terra di mezzo arricchita dal passaggio di civiltà antiche e moderne. Da sempre la Turchia ha fatto del turismo uno dei suoi punti di forza. Pochi posti al mondo offrono un patrimonio così vasto e variegato. Basti pensare al “castello di cotone” di Pamukkale -le meravigliose piscine termali naturali simili a ghiacciai ma in realtà formate da calcio e travertino – all’incrocio tra arte romanica, bizantina e islamica di Istanbul e alle rovine dell’antica Ilio. Tesori che hanno fatto la fortuna di Ankara.

Ma da qualche mese, complici il rischio di attacchi terroristici e le crescenti tensioni con Paesi un tempo amici, le cose stanno cambiando. Secondo gli ultimi dati del ministero del Turismo turco, la percentuale di arrivi è calata dell’1,36% nei primi undici mesi del 2015, rispetto allo stesso periodo del 2014.

Quadro che potrebbe diventare ancora più pesante su base annuale, vista la recente disputa con Mosca per la vicenda del jet russo abbattuto sul confine con la Siria. Proprio i russi rappresentano una fetta importante del turismo in Turchia e hanno ‘colonizzato’ la cosa mediterranea del paese. Ma dopo l’incidente del 24 novembre, il governo di Mosca ha vietato la vendita di pacchetti turistici in Turchia. All’inizio di dicembre, Mosca ha rimpatriato di circa 9.000 turisti russi che erano rimasti bloccati in Turchia a seguito del cancellamento dei voli dovuto alle tensioni tra i due Paesi. La vicenda ricorda quella del 2010, quando i militari israeliani attaccarono una flottiglia di attivisti turchi uccidendone nove. Ne seguì una crisi diplomatica e da allora i turisti israeliani che affollavano le spiagge di Antalya e dintorni, hanno dovuto scegliere altre destinazioni.

Il dato complessivo degli arrivi in Turchia negli ultimi 11 mesi è pari a 34,8 milioni di persone. Solo a novembre, il calo è stato dello 0,53%, pari a 1,72 milioni di turisti. A settembre e ottobre, sulla scia dell’offensiva contro il terrorismo di matrice islamica e curda e di alcuni attentati eclatanti, tra i quali quello che il 10 ottobre ha ucciso oltre 100 persone ad Ankara, il calo è stato più significativo. Solo nel mese di settembre, che per la Turchia è ancora alta stagione, il calo è stato del 2,31% rispetto allo stesso mese del 2014. Il calo più significativo riguarda ovviamente i viaggi verso il sud-est del paese, non lontano dal confine con la Siria e teatro di un’offensiva militare contro i curdi del Pkk. A ottobre un gruppo di hotel della zona, che è comunque marginale rispetto a quella occidentale dal punto di vista della presenza di turisti, lamentava un calo degli arrivi del 50% nei primi otto mesi del 2015. Anche le partenze dall’Italia sono in calo. A ottobre Assoviaggi, Associazione italiana agenzie di viaggi e turismo, annunciava che gli attentati in Turchia hanno “portato un clima di instabilità anche per il turismo” e di aver “registrato una serie di annullamenti delle richieste di prenotazioni per il periodo compreso tra Natale e Capodanno”.

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