PRESTITO DELLA SPERANZA DELLA CEI, IN AUMENTO LE DOMANDE: OLTRE 3.400 IN 10 MESI Sono le regioni del Sud Italia a risaltare per numero di domande. Al primo posta la Puglia, con 538 su 3 mila domande; altre 382 arrivano dalla Sardegna, 370 dalla Campania

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Anche per il 2016 la Conferenza episcopale italiana (CEI) rilancia il “Prestito della speranza”, lo strumento di microcredito a sostegno di famiglie in difficoltà e microimprese. Avviato quattro anni fa non senza difficoltà, oggi la versione 3.0 del prestito viene ripresentato con la collaborazione di Caritas Italiana, del gruppo Intesa San Paolo e con il supporto operativo di Banca Prossima. Rivisti i criteri di accesso che nella prima edizione del prestito erano decisamente troppo stringenti per uno strumento di questo tipo. Oggi, a chiedere il Prestito della Speranza, oltre a famiglie e imprese, possono essere anche singoli o coppie che stanno per sposarsi. È cambiata anche la cifra massima erogabile dalle banche. Se prima si parlava di 6 mila euro, oggi è possibile avere fino a 7.500 euro, mentre il microcredito di impresa può erogarne fino a 25 mila. Più favorevoli, inoltre, i tassi di interesse che sono stati ulteriormente abbassasti rispetto alle precedenti edizioni.

Delle 3.407 domande presentate nelle varie Caritas italiane nei primi 10 mesi del 2015, quasi 3 mila (2.994) sono state fatte da singoli e famiglie per un valore di quasi 23 milioni di euro. Sono 413, invece, le domande presentate dalle piccole imprese per un valore di 8,4 milioni. Numeri assoluti che se confrontati con le due edizioni passate mostrano un netto aumento delle domande e un miglioramento tangibile di tutto l’iter. “I dati sono ancora sottostimati rispetto agli obiettivi del progetto – spiega Livio Gualerzi, dirigente per la Gestione delle Risorse Finanziarie e Progetti Speciali della CEI -, però se si fa un confronto con i dati delle prime due versioni del prestito della Speranza siamo praticamente a tre volte i ritmi con cui lavoravamo prima”. “In dieci mesi abbiamo fatto quasi il 40 per cento di ciò che è stato fatto il 3 anni e mezzo – spiega Gualerzi -. Il progetto sta pian pianino alzando l’asticella”.

Sono le regioni del Sud Italia a risaltare per numero di domande. Al primo posta la Puglia, con 538 su 3 mila domande; altre 382 arrivano dalla Sardegna, 370 dalla Campania. Tuttavia, occorre ricordare che la diffusione delle domande non deriva unicamente da una presenza del bisogno, ma anche da una maggiore attività sul territorio delle Caritas. Le motivazioni che hanno spinto singoli e famiglie a chiedere un prestito sociale sono legate soprattutto a difficoltà di lavoro (circa il 75 per cento). C’è poi un 18 per cento dovuto a spese straordinarie come cure mediche improvvise, la necessità di sostenere economicamente gli studi o far fronte a debiti contratti per l’acquisto di beni durevoli. “Certamente la mancanza o la diminuzione del lavoro è la parte predominante – spiega Gualerzi -. Mentre laddove c’è un debito per altre ragioni, il prestito interviene a sanare queste situazioni: chiude il precedente debito, lo ristruttura a dei tassi sicuramente più bassi e con un anno di preammortamento”.

Per quanto riguarda le imprese, invece, sono diverse le ragioni per cui ci si avvicina al prestito della CEI. “Sentendo gli operatori Caritas – racconta Gualerzi -, a questa forma di credito accedono anche imprese presenti da anni che si trovano in una fase di difficoltà economica o per il mercato o per via di questioni interne di riorganizzazione. Sostenere economicamente investimenti necessari e indispensabili per l’impresa è un elemento che emerge dalle richieste”. Buoni, inoltre, i dati relativi alla restituzione dei prestiti erogati. Sebbene della versione 3.0 manchino ancora i dati, perché lo strumento prevede un anno di preammortamento, quelli consolidati delle versioni 1.0 e 2.0 parlano di percentuali al di sotto dei parametri di rischio preventivati.

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