CALAMITA’ NATURALI, BERGOGLIO PREGA PER LE VITTIME: “LE SOCCORRA LA SOLIDARIETA’ FRATERNA” Al termine dell'udienza in piazza San Pietro, dedicata a Gesù Bambino, il Papa ha ricordato in particolare gli sfollati del Paraguay

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Una preghiera per le vittime delle calamità naturali che hanno colpito Stati Uniti, Gran Bretagna e America del Sud. Così Papa Francesco ha concluso l’ultima udienza generale in piazza San Pietro del 2015. In particolare, il Pontefice, ha rivolto un pensiero al Paraguay, dove l’alluvione ha causato “purtroppo vittime, molti sfollati e ingenti danni”. Da qui l’appello: “la solidarietà fraterna li soccorra nelle loro necessità”.

Durante la consueta catechesi Bergoglio ha invitato i cristiani ad abbandonare ogni “pretesa di autonomia davanti a Gesù”. “Sono sicuro che nelle nostre case ancora tante famiglie hanno fatto il presepe, portando avanti questa bella tradizione che risale a san Francesco d’Assisi e che mantiene vivo nei nostri cuori il mistero di Dio che si fa uomo. La devozione a Gesù Bambino – ha osservato il Papa – è molto diffusa. Tanti santi e sante l’hanno coltivata nella loro preghiera quotidiana, e hanno desiderato modellare la loro vita su quella di Gesù Bambino”. Come Santa Teresa di Lisieux, che come monaca carmelitana ha portato il nome di Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Lei – che è anche Dottore della Chiesa – ha saputo vivere e testimoniare quell”infanzia spirituale’ che si assimila proprio meditando, alla scuola della Vergine Maria, l’umiltà di Dio che per noi si è fatto piccolo”.

C’è stato un tempo, ha ricordato il Santo Padre, “in cui nella persona divino-umana di Cristo, Dio è stato un bambino, e questo deve avere un suo significato peculiare per la nostra fede. E’ vero che la sua morte in croce e la sua risurrezione sono la massima espressione del suo amore redentore, però non dimentichiamo che tutta la sua vita terrena è rivelazione e insegnamento. Nel periodo natalizio ricordiamo la sua infanzia. Per crescere nella fede avremmo bisogno di contemplare più spesso Gesù Bambino. Certo, non conosciamo nulla di questo suo periodo. Le rare indicazioni che possediamo fanno riferimento all’imposizione del nome dopo otto giorni dalla sua nascita e alla presentazione al Tempio; e inoltre alla visita dei Magi con la conseguente fuga in Egitto (cfr Mt 2,1-23). Poi, c’è un grande salto fino ai dodici anni, quando con Maria e Giuseppe Gesù va in pellegrinaggio a Gerusalemme per la Pasqua, e invece di ritornare con i suoi genitori si ferma nel Tempio a parlare con i dottori della legge”.

Sappiamo poco di Gesù Bambino, ha osservato, “ma possiamo imparare molto da Lui se guardiamo alla vita dei bambini. Scopriamo, anzitutto, che i bambini vogliono la nostra attenzione. Loro devono stare al centro perché hanno bisogno di sentirsi protetti. E’ necessario anche per noi porre al centro della nostra vita Gesù e sapere, anche se può sembrare paradossale, che abbiamo la responsabilità di proteggerlo. Vuole stare tra le nostre braccia, desidera essere accudito e poter fissare il suo sguardo nel nostro. Inoltre, far sorridere Gesù Bambino per dimostrargli il nostro amore e la nostra gioia perché Lui è in mezzo a noi. Il suo sorriso è segno dell’amore che ci dà certezza di essere amati. I bambini, infine, amano giocare. Far giocare un bambino, però, significa abbandonare la nostra logica per entrare nella sua. Se vogliamo che si diverta è necessario capire cosa piace a lui. E’ un insegnamento per noi”.

Il Papa ha ricordato che “davanti a Gesù siamo chiamati ad abbandonare la nostra pretesa di autonomia, per accogliere invece la vera forma di libertà, che consiste nel conoscere chi abbiamo dinanzi e servirlo. Lui è il Figlio di Dio che viene a salvarci. E’ venuto tra di noi per mostrarci il volto del Padre ricco di amore e di misericordia. Stringiamo, dunque, tra le nostre braccia il Bambino Gesù, mettiamoci al suo servizio: Lui è fonte di amore e di serenità”. Quindi, parlando a braccio, Francesco ha affidato ai fedeli in piazza San Pietro un compito: “sarà una bella cosa oggi, quando torniamo a casa, andare vicino al presepe e chiedere la grazia a Gesù: ‘Voglio essere umile, come Dio'”.

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