MARTIRI, ECCO I TESTIMONI DELLA FEDE La Chiesa cattolica li ricorda per aver donato la propria vita in nome di Gesù

1119

Il termine martire (dal greco μάρτυς, cioè testimone) indica “colui che ha testimoniato la propria fede in Cristo fino all’effusione del sangue”. Si tratta in genere di cristiani vissuti in un contesto sociale ostile, che furono messi a morte in odio al loro credo cattolico dalle autorità o dai tribunali. Il “martire” è il “santo” per eccellenza nella concezione della Chiesa antica; solo in seguito altre categorie di santi si sono aggiunte ai martiri. Secondo il Catechismo, la figura del martire è antitetica a quella dell’apostata, cioè di colui che ha tradito la fede nel Vangelo.

I martiri sono onorati come santi e beati; alcuni di essi sono anche ricordati nella celebrazione della Messa nella preghiera del Canone Romano. I cattolici li commemorano nel giorno del dies natalis, ovvero della morte. Nel Nuovo Testamento la figura principale di martire è Stefano, detto protomartire perché fu il primo a morire per amore a Cristo e per la fede in lui. È anche l’unico martire la cui “passione” sia stata narrata dettagliatamente in un libro della Bibbia, gli Atti degli Apostoli. Quello di Stefano è l’inizio di una persecuzione più ampia, della quale furono vittime i cristiani di lingua greca, che provocò una dispersione degli stessi, e che fu, per certi aspetti, provvidenziale perché i cristiani dispersi iniziarono a predicare la Parola di Dio fuori da Gerusalemme.

Dopo le prime persecuzioni, gli imperatori, al fine di contrastare la dilagante diffusione del cristianesimo, emanarono una serie di provvedimenti volti a punire le espressioni delle prime chiese. I culti pagani venivano, per la prima volta, imposti; in tal modo, il Vangelo diveniva testimonianza di fede anche contro la tradizione romana. Le prime comunità identificarono la lotta ai soprusi pagani come espressione di fede, e si raccolsero attorno al ricordo dei martiri con celebrazioni eucaristiche. Dal concetto di martire è nato quello di santo. Ancora adesso, l’elenco di tutti i santi canonizzati è detto martiriologio.

Nel cattolicesimo vengono individuati tre tipi di martirio: il martirio rosso, che consiste nel sopportare la morte a causa di Gesù; il martirio bianco, che consiste nell’abbandono di tutto ciò che un uomo ama a causa di Dio; e il martirio verde, che consiste nel liberarsi per mezzo del digiuno e della fatica dai propri desideri malvagi, o nel soffrire angustie di penitenza e conversione. Il martirio rosso è stato considerato in passato una forma battesimo purificatore di ogni peccato. Subendolo, la santità era assicurata, dal momento che il martire si identificava con Cristo. Questa è la ragione per la quale il martirio, nell’antichità, era non solo accettato ma addirittura ricercato.

I martiri nella Chiesa sono sempre stati degli esempi fondamentali per i credenti. Seguendo la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, gli artisti hanno realizzato delle opere che rappresentano la fede ed il coraggio dei martiri, costituendo così un vasto repertorio di soggetti ed ambientazioni. Queste immagini, destinate agli altari o ai libri liturgici, servivano come elemento alla predicazione, combinando la comprensibilità del racconto con la forza dei quadri. Infatti, il martirio è tanto più efficace quanto più evidente è la disparità delle forze tra il santo rispetto ai suoi aguzzini e il dolore fisico e pscologico patito, da cui deriva nelle opere l’abbondanza di sangue, ferite, mutilazioni, ecc.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS