L’ISLAM DALL’ALTRA PARTE DEL GLOBO

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A fronte di poche migliaia di integralisti esistono milioni di musulmani moderati, che vivono la propria religione in pace con le altre. Vivono per lo più dall’altra parte del globo, rispetto al centro dell’attività criminale dell’Isis. E sono una “preda” ambita, sia sotto il profilo commerciale sia sotto quello della propaganda jihadista. Ecco perché tra la Malesia e l’Indonesia in questo periodo si stanno muovendo diverse iniziative, alcune lecite altre occulte, ma tutte tendenti ad islamizzare – se possiobile in modo totale e radicale – quella parte del pianeta.

Tra le prime annoveriamo una nuova compagnia aerea “islamica”, con tanto di preghiera prima del decollo e assistenti di volo coperte dal velo, che opera da pochi giorni in Malesia, Paese a maggioranza musulmana tradizionalmente moderato, dove negli ultimi anni si è assistito a un risveglio islamico. La “Rayani Air”, inaugurata domenica 20 dicembre con un volo da Kuala Lumpur alla meta turistica di Langkawi, si propone come una compagnia low cost. Ma la sua attrattiva principale, almeno per parte della popolazione malese, è l’osservanza della sharia dalla preparazione dei cibi – rigorosamente halal – all’abbigliamento conservatore del personale di volo. Al momento la compagnia dispone solo di due Boeing 737-400, servendo un totale di cinque città tutte nel Paese. L’obiettivo però è di espandersi, anche con voli con destinazione la Mecca
durante la festa religiosa dell’Haji.

Paradossalmente, l’idea della “Rayani Air” è venuta a due imprenditori di religione induista, in seguito all’interpretazione dei due incidenti di cui è stata vittima la “Malaysia Airlines” l’anno scorso, ossia il volo 370 sparito sull’Oceano Indiano nel marzo 2014 e il volo 17 abbattuto in luglio nei cieli sopra l’Ucraina: quei disastri, responsabili della morte di 537 persone, per molti islamici erano stati causati dalla rabbia divina. Nel mondo operano già altre tre compagnie aree “islamiche”: la Royal Brunei Airlines, la Saudi Arabian Airlines e la Iran Air.

Intanto, stretto d’assedio in Siria ed in Iraq, oltre al ‘piano B’ in realizzazione in Libia a Sirte, Derna e Agedabia, Isis sta lavorando per creare un altro califfato nel Pacifico nello sterminato arcipelago indonesiano, il Paese con il maggior numero di musulmani al mondo: oltre 200 milioni. A lanciare l’allarme è il governo australiano. Secondo il ministro della Giustizia George Brandis “Isis ha l’ambizione di incrementare la sua presenza e il livello delle sua attività in Indonesia, sia direttamente che attraverso ‘affiliati'”, riferimento alle formazioni jihadiste già presenti nel Paese. In un’intervista al quotidiano The Australian il ministro ha usato l’espressione “califfato distaccato” ossia “un Isis oltre il Medio oriente, che ha identificato l’Indonesia come luogo dove realizzare i suoi piani”. L’allarme del ministro australiano giunge poco dopo l’intervento della polizia di Giacarta che ha sventato una serie di attentati suicidi.

 

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1 COMMENT

  1. I may be wrong, in fact I hope to be such, but my impression is that, in the Far East, Islam appears less aggressive only because people are more tolerant by nature and less interested in the Divine in general.
    I bet there are more churches in Malta than there are tremples in Peking.

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