GESU’ NASCE AL FRONTE

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Lontano da casa, ai confini del mondo per mantenere la pace e ridare speranza a popoli da anni afflitti da guerre e privazioni. Sono diecimila i soldati italiani che trascorrono il Natale lontano da casa e in terre martoriate dove, grazie a loro, Gesù nascerà in questi luoghi dove la sofferenza e la tragedia sono compagne quotidiane della vita della gente. Anche questo vuole essere un messaggio di pace speranza trasmetto dai militari e dal tricolore.

Sono venti le missioni internazionali che vedono impegnati i soldati italiani. Dal Kosovo e Bosnia dove la nostra presenza si protrae da diversi lustri alle missioni più recenti in Somalia, Iraq e Mali passando per Afghanistan e Libano. In tre teatri l’Italia è leadership della missione.

Natale diverso ma non per questo le tradizioni e soprattutto la testimonianza di fede vengono dimenticate. Situazione calda, per la temperatura e per la situazione quella del contingente a Mogadiscio impegnato nella Missione Eutem per l’addestramento delle forze di sicurezza somale. “Le festività natalizie sono sempre un momento di riflessione sul valore della famiglia, sugli affetti più cari e su quanti soffrono e hanno bisogno di essere sostenuti nella vita di tutti i giorni- spiega il generale di brigata Antonio Maggi comandante della European union training mission – . I soldati italiani a Mogadiscio, anche a distanza di 5.500 chilometri da casa, hanno provveduto a rendere vivo il sentimento di solennità del momento,circondandosi di simboli che richiamano alle festività. Hanno addobbato l’albero di Natale, sarà possibile variare il menù per il pranzo e ci sarà lo scambio degli auguri”.

A dare maggior significato alla festa e rafforzare il legame con l’Italia e con la fede, nella base di Eutem arriverà mons. Giorgio Bertin, Vescovo di Djibouti e Amministratore Apostolico di Mogadiscio, che officerà la Santa Messa nel giorno di Natale. “il 25, poi,- riferisce il generale Maggi – sarà possibile poter raggiungere i propri cari attraverso l’utilizzo di mezzi di comunicazione informatici, che permetteranno di accorciare le distanze con le proprie famiglie. Nonostante le festività, continueremo comunque la nostra attività quotidiana di addestramento e consulenza alle Istituzioni”.

Risalendo per il globo, ai margini della Terrasanta, a difesa della pace in quel Medio Oriente martoriato i soldati italiani, sotto le insegne blu dell’Onu, si frappongono tra hezbollah e israeliani per impedire nuove escalation. L’Italia ha la guida della missione Unifil con il generale di divisione Luciano Portolano. Sono gli alpini della brigata Taurinense, attualmente schierati in Libano nella missione UNIFIL a trascorrere il Natale e le festività del periodo natalizio lontano da casa e dagli affetti familiari. “Non è la prima volta che ciò accade, già in passato, nelle precedenti missioni di pace che la Brigata ha svolto nel periodo invernale, i nostri soldati avevano contribuito a rendere più sicuro il Natale dei nostri concittadini operando lontano dalla Patria, senza soluzione di continuità in Paesi sconvolti da crisi umanitarie e belligeranza senza però mancare di celebrare, in maniera sobria seppur significativa, una festività tanto importante per noi italiani”, ricorda il capitano Marco Di Lorenzo, portavoce del contingente..

Lo spirito natalizio, vissuto in missione di pace è intenso, quasi contagioso e celebrarlo con la famiglia allargata dei 13 contingenti che compongono il settore ovest della missione Unifil assume caratteri tanto forti da riuscire quasi a colmare la lontananza dagli affetti personali e dalle famiglie. “Le numerose attività operative e di supporto alla popolazione libanese non si interromperanno mai, – spiega il capitano Di Lorenzo – le pattuglie monitoreranno la blu line (linea di demarcazione tra Israele e Libano ndr ) in supporto alle Forze Armate libanesi anche la notte di Natale e i nostri team sanitari saranno pronti ad alleviare le sofferenze delle famiglie libanesi e dei tanti rifugiati siriani presenti, nella nostra area di responsabilità, che chiederanno il nostro aiuto; ciò nonostante il contingente italiano insieme ai tanti caschi blu dei contingenti stranieri che insistono nelle nostre basi avranno la possibilità di celebrare il Santo Natale partecipando alle funzioni religiose che il nostro don Mauro il cappellano militare della Brigata Taurinense organizzerà in ogni base che ospita militari italiani.

Don Mauro , accompagnato dal comandante del Contingente Italiano e da alcuni componenti della fanfara della Brigata Alpina Taurinense, trascorrerà la vigilia di Natale presso le basi operative avanzate, situate a ridosso della blu line dove operano in maniera continuativa piccole unità italiane a controllo della cessazione delle ostilità nell’area e protezione della base 1.32 alfa, sede dell’importantissimo meeting tripartito unico dialogo ufficiale tra delegazioni libanesi e israeliane che si incontrano attraverso la mediazione del comandante di UNIFIL. Un avamposto in quella terra di nessuno dove la messa di Natale assumerà un significato ancor più grande.

Le basi Onu del sud del Libano, dove sono presenti soldati italiani, portano evidenti i segni del natale e delle prossime festività; alberi di natale e presepi ricordano che, sebbene in operazione e lontano da casa, il periodo di festa. Il Libano è un paese straordinario il dialogo interconfessionale supera le divergenze e non c’e’ da meravigliarsi se molti cittadini libanesi dei villaggi vicini alle basi trascorreranno con militari italiani i momenti più significativi delle prossime festività.

E sarà Natale con tanto di presepe e albero addobbato anche a Camp Arena a Herat. Laggiù, avamposto italiano a difesa del terrorismo e a sostegno della rinascita dell’Afghanistan, la brigata Meccanizzata “Aosta” di Messina ha assunto, lo scorso settembre, la guida del Train Advise and Assist Command West (Taac W) il Comando Nato multinazionale che opera ad Herat, nella Regione Ovest dell’Afghanistan, nell’ambito della missione Resolute Support (RS). Il Comandante è il Generale di Brigata Mauro D’Ubaldi, da cui dipendono tutte le unità operative incaricate di mantenere la sicurezza dell’area di responsabilità, un assetto sanitario da campo (Role 2) e le unità incaricate di svolgere i compiti di addestramento, consulenza e assistenza alle Forze Armate afghane, vero core business della missione. “E’ certo che quello del 2015 – qui a Herat – non potrà essere come un Natale passato in Italia – spiega il tenente colonnello Angelo Vesto PI della missione – . Non per questo sarà una giornata come tutte le altre. Lo spirito si sentirà soprattutto nel cuore, nell’aria, negli auguri che tutti stiamo già ricevendo ed in quelli che inviamo. La posta elettronica ed i social network saranno il nostro “caminetto virtuale”, quello vicino al quale ci scalderemo con le foto, i video ed i saluti che arrivano dai nostri affetti lontani. Paradossalmente, vivremo queste piccole cose un sentimento particolare, forse ancora più profondo e sentito di quelli che proveremmo in condizioni normali. E nonostante il 25 è una giornata di lavoro come tutte le altre, non rinunceremo affatto alle simbologie che ci sono care”.

Sono fioriti decine di presepi a “Camp Arena”. C’è un grande albero con dei fiocchi rossi, proprio all’uscita dell’Aula 150, la Chiesa. Ci sarà un buon pranzo, la Messa di mezzanotte, la cioccolata calda da portare al personale impegnato in servizio di vigilanza. “Qualcuno si ingegnerà per comprare o “costruire” qualche regalo. – racconta l’ufficiale – I bimbi di alcune scuole elementari del Lazio, del Molise e della Campania ci hanno inviato oltre duemila lettere di auguri. Dopo la Messa le consegneremo a tutti e sarà senz’altro un momento commovente. Insomma, ci faremo una buona compagnia”.

“E poi c’è un’aria quanto mai familiare in questi giorni nella Base, nonostante l’attenzione si mantenga ai massimi livelli – continua il tenente colonnello Vesto – . Abbiamo recentemente avuto il piacere di ricevere delle visite di importanti Autorità e tutti hanno notato un’organizzazione che si muove in sinergia, dove si lavora, ci si muove, si opera l’uno per gli altri. Un’atmosfera che nonostante la delicatezza di una missione intrinsecamente pericolosa, mantiene una serenità di fondo. E tra gli sguardi attenti e fieri dei nostri uomini e delle nostre donne, è un fiorire di sorrisi che sono un po’ una costante del nostro contingente. E’ una squadra forte la nostra. Ed è bello farne parte. Allora non ce ne vogliano le nostre famiglie per questa assenza; questo Natale in mimetica, con una gioia segreta e rubacchiata qua e là ad un lavoro difficile, ci scalda il cuore lo stesso.

Un Natale Afghano, mimetico e di servizio al Paese. Perché c’è una Missione da compiere. E noi ci siamo; anzi….. #noicisiamosempre”. Lo slogan dell’Esercito italiano che racchiude l’impegno e l’abnegazione dei nostri soldati anche quelli in Kosovo, una delle missioni più longeve. Nei giorni scorsi il comandante, generale di divisione Guglielmo Luigi Miglietta, accendendo le luci dell’albero di Natale ha segnato l’inizio delle festività natalizie. “In questo momento di festa, lontani dalle famiglie, siate particolarmente orgogliosi della vostra dedizione al servizio quali membri del team Kfor.” I rappresentanti delle 31 nazioni impegnate nella missione “Joint Enterprise”, uniti come una grande famiglia, si sono augurati un periodo di pace e serenità. Un grande abete addobbato con l’insegna Nato svetta nella base e la neve nei giorni scorsi imbiancata dalla neve che ha contribuito all’atmosfera natalizia. ​

Natale lontano da casa e in allerta per gli uomini sulle navi che incrociano nel Mediterraneo e nel Golfo Persico o nella base degli Emirati per i piloti dell’Aeronautica impegnati sui cieli dell’Iraq. Natale di lavoro per tutti gli uomini con le stellette, lontano da casa per far contribuire alla sicurezza di noi tutti. Buone Feste ragazzi.

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